Apre le porte al pubblico il museo nazionale per le arti del ventunesimo secolo di Roma, il MAXXI appunto, della cara Hadid. Il museo apre esponendo solo alcune delle opere degli archivi che andranno integrate nel tempo e custodite nello scrigno creato dalla Hadid; è la stessa a spiegarci il museo all’apertura, un misto di astrattismo delle forme e studio parametrico dello spazio che lo risolve come un continuo fiume di “spazio liquido”, spiegandoci che l’intento era quello di integrate, attraverso astrazione, la forma del museo con la forma urbana di Roma, gioco di luce, tagli, sovrapposizioni e contrasti. Ricorda poi che il progetto è incompiuto, l’edificio realizzato è solo il 65% di quello previsto… problemi di budget…
Il simpatico amico Sgarbi ha definito l’opera come il “Mausoleo di Zaha Hadid”, conoscendo l’individuo mi tremano un po’ le gambe a sentire tali puttanate… considerare finita l’opera di un architetto geniale come si è dimostrata la Hadid in tutti gli anni della sua prolifica carriera, addirittura già additandola come morta è incommensurabilmente stupido… solo perchè l’opera è la commistione delle strade che la Hadid ha intrapreso negli anni non significa che sia giunta ad una fine creativa, un progettista deve saper conciliare i suoi metodi con le richieste del progetto, qui l’architetto ha trovato un terreno prolifico per sviluppare in liberta, seppur non completandolo, un edificio che integrasse i diversi procedimenti progettuali che nel tempo hanno segnato la sua carriera, con un risultato indubbiamente stupefacente e che come al solito ci da una cifra delle potenzialità dell’architettura in campo letterale e poetico. Indubbiamente considerare già morta e finita culturalmente una delle Maestre del contemporaneo come la Hadid è un grande errore… il cinismo a volte annebbia la mente…




