Si intitola “Lo Res” -low resolution, bassa risoluzione- il progetto di United Nude, già nominato precedentemente per la collaborazione con Rem Koolhaas, questa volta, l’azienda di scarpe anticonformista, lancia un progetto artistico che mira a trasformare gli oggetti quotidiani attraverso una astrazione vettoriale tramite un software 3D, logico, il loro intento era quello di creare la scarpa, ma nel frattempo hanno fatto una Lamborghini e una Panton chair, con un risultato sorprendente sopratutto per la Lamborghini che sarebbe un modello perfetto per un architetto.
“Alone in a crowd”, il tavolo che ci ricorda di morire.
“Alone in a Crowd”, solo nella folla, è il nome del nuovo tavolo firmato da Rolf Sachs, un arredo che non si limita a essere mero oggetto inanimato, ma che vuole rappresentare ben altri concetti.
Sotto la superficie in vetro, 511 figurine tridimensionali rappresentano in scala la vita moderna nel tessuto urbano, dove l’uomo pur essendo in mezzo a tanta gente, può sentirsi solo e isolato.
Le lancette di un orologio incombono sulle figure, a ricordare che la vita degli uomini su questa terra è breve ed effimera. Una visione piuttosto pessimistica, ma che in fondo rispecchia la realtà. O almeno una parte di essa.
Un soggiorno “all’Hollywood”.
No non parliamo di un locale milanese ma in un progetto di uno studio danese che ha immaginato di trasformare la celeberrima scritta “Hollywood” in un albergo di 300 stanze , che oltre a cambiare le dimensioni delle lettere, cambierebbe totalmente l’immagine che abbiamo di quel luogo, snaturandolo, senza motivo; trasformando e distruggente un cult. Le idee sono sempre ben accette, ma in questo caso possiamo tirare un respiro di solievo nel sapere che questo scempio non si farà.
Ps: a proposito di scempio, a breve parleremo della “custodia” di Meier per l’Ara pacis, a Roma.
GRO design, fa le cose in grande.
Se qualcuno di voi ha posseduto un Nokia 5300, un 6500 o una delle nuove fotocamere della Samsung allora ha già conosciuto indirettamente GRO design; una “cooperativa” di giovani designer con ottime idee. Degni di nota sono i GRO Projects tra cui spicca un calcetto in versione high-tech dal costo di 48.500 €… per veri appassionati insomma…. (guardate il sito che le idee valgono).
Charles, Ray e la cinepresa.
“…And the Oscar goes to…. The Eames!”
…fantasia… quanto averi voluto sentire queste parole. Forse non tutti sanno che durante la loro carriera, gli sposini-designer più famosi della storia si sono dedicati molto anche alla comunicazione visiva realizzando opere pionieristiche nel campo della visual art, opere che pubblicizzano oggetti o per esposizioni. Particolarmente proficua la loro collaborazione con IBM, per la quale allestiscono le esposizioni e si occupano della comunicazione appunto. “Powers of ten” – Potenze di 10- si intitola così il loro ultimo lavoro cinematografico del 1977; in 10 minuti gli Eames devono dimostrare la potenza informatica delle attrezzature IBM, il connubio con la musica, il fatto che sia roba di 30 anni fa, è agghiacciante… provare solo per un attimo ad immaginare cosa avrebbero potuto fare i nostri con i mezzi odierni nel campo della comunicazione visiva, oltre che nel design ovvio… ecco “Powers of ten” e dopo il salto altri video, dunque…Buona visione!
Communicator, Alessi lancia messaggi.
Marti Guixè collabora con Alessi per creare una collezione di oggetti molto “comunicativi”. L’idea è quella di usare la fruttiera al posto dei post-it… magari ti invoglia a prendere una mela…
[fonte: designerblog]
MOROSO go Tech.
Ancora una volta parliamo di MOROSO. L’azienda friulana ora ha avviato una collaborazione con Tokujin Yoshioka , noto per la sua visione stravagante, a volte eccessiva… ma sempre zen… quindi quello che si può definire “Japanese Modern Style”… con moroso realizza “Bouquet”, “Paper Cloud” e da voci di corridoio ora al Salone del Mobile 2010 -di cui parleremo molto a breve- pare che presenterà “Memory”. Una poltrona-concept fatta con alluminio reciclato, un grande sacchetto argentato che prende forma grazie alle proprietà della memoria del metallo, che si attiva in particolari condizioni… in particolare questo tipo di alluminio ricorda l’ultima forma che gli viene data -come la stagnola alimentare- riadattandosi ad ogni utente… come la classica “Sacco” di Gatti, Paolini e Teodoro per Zanotta (1968) … però in alluminio… (mah – ndr.)
Maison Moschino.
L’edificio che fu la prima Stazione ferroviaria milanese, terminal della tratta Milano – Monza è stato oggi completamente ristrutturato nel pieno rispetto del suo aspetto originale che risale al 1840. L’interno invece è stato completamente ridisegnato, salvaguardando la divisione su quattro piani, e grazie all’uso delle ultime tecnologie in materia, risulta assolutamente insonorizzato.
Il design della Maison Moschino è stato realizzato sotto la direzione creativa di Rossella Jardini,
Vitra (real) Haus.
Il campus Vitra continua ad allargarsi e continua ad arricchirsi di opere di grandi esponenti contemporanei dell’architettura (SANAA, Zaha Hadid, Alvaro Siza, Tadao Ando, Frank Gehry, ecc.). Ultima parte del campus del progetto è la Vitra Haus; ovvero la casa di Vitra, ad opera del duo di cui tutti noi vorremmo essere almeno cugini in questi anni, ovvero Herzog & De Meuron; sempre più famosi e sempre più privi di un sito proprio. . . ma tornando al progetto: a Vitra è sempre stato molto a cuore il concetto di “casa abitata”, ovvero i loro oggetti dovevano essere pensati per un vero utilizzo, non semplicemente da mettere in vetrina. . . sembra scontato ma credetemi non è sempre così ovvio per tutti. Da qui le campagne pubblicitarie dei loro oggetti immersi nel disordine che ogni casa ha, immersi tra i bambini che si godono la collezione Eams per i piccoli, quindi anche lo spazio espositivo per la collezione casa dell’azienda doveva incorporare questo aspetto.
Il duo svizzero interpreta la casa con la classica forma a capanna, ma sovrappone diversi moduli creando una sorta di catasta di case, che si intersecano e creano lo spazio per l’esposizione, che all’interno è ben divisa e frammentata da questa originale disposizione degli spazi. (DOPO LO STACCO SEGUONO DELLE BELLISSIME IMMAGINI!)
American Vintage Home 2.
Guardiamo ancora una volta in dietro e questa volta guardiamo il video fatto dalla Disney per il concept delle strade del domani. Questa animazione stile Jetson fa sorridere ma il design è strabiliante!
American Vintage Home.
Uno straordinario archivio su Flickr. E’ quello realizzato con grande cura da American Vintage Home, che ha organizzato in set le architetture e gli interni americani dalla fine dell’800 agli anni ‘60. Alcune immagini sono da archivio, altre sono scattate tra le città e la provincia americana. Un riferimento da tenere d’occhio anche per le prioprie ispirazioni grafiche.
[fonte: designer blog]
Anteprima Salone 2010: Void, le nuove lampade di Tom Dixon.
La prima anteprima dal Salone del Mobile è un momento topico, perchè significa che la grande kermesse è vicina e ci aprirà presto i battenti su tutte le sue sfavillanti novità. Ma quando, poi, a rompere il ghiaccio è addirittura da Tom Dixon, la felicità va proprio alle stelle. Eh sì, perchè il grande designer inglese -che personalmente mi è sempre piaciuto tantissimo- è il primo a farci sapere qualcosa su quanto presenterà il prossimo aprile.
Void, questo il nome della sua nuova lampada, viene descritta come “un misterioso oggetto luminoso, un doppio muro centrifugato a prova di calore”: una sintesi quanto mai criptica, ma meno male c’è la foto! Costante, ancora una volta, l’uso privilegiato dei metalli, in questo caso il rame, l’ottone e l’acciaio, di cui convince molto anche l’abbinamento.
Un’altra, poi, la novità interessante: lo stand di Tom Dixon, come sempre al Superstudio Più, verrà concepito come una “FLASH FACTORY”, una sorta di fabbrica mobile -resa possibile dal controllo numerico, precisa il designer- dove sarà anche direttamente disponibile una piccola lampada in ottone, che sarà consegnata impacchettata ma potrà anche essere montata sul posto.
David Adjaye ripensa la sede di MOROSO.
Abbiamo parlato poco tempo fa di MOROSO; una notizia dell’ultima ora riguarda la nuova sede dell’azienda udinese, ad opera di David Adjaye, promettente progettista che in pochi anni ha imposto il suo stile e che suscita notevole interesse da parte della critica. Ecco il progetto per MOROSO.
MOROSO. Da Cavalicco (UD) con furore.
Veneto, ma ormai friulano d’adozione, sento un certo orgoglio nel parlare del grande design che si fa e che si è fatto da questi parti… e la famiglia MOROSO è indubbiamente la faccia più giovane, l’acqua più fresca, la pistola più fumante…
MOROSO nasce nel ‘52 e fin da subito si distingue per la produzione di divani di grande qualità realizzati a mano e con grande gusto per i materiali e cura. Inizia poi negli anni rapporti con designer importanti ed emergenti, facendosi spazio all’interno del mondo del design d’autore.
Per il salone del mobile di Colonia MOROSO recluta una delle sue stelle più care Patricia Urquiola, e presenta “Fergana”, una nuova serie di divani componibili. Particolarità di questo progetto sono le stampe ormai cult dell’azienda, questa volta ispirate a forme antropomorfe-aliene-da video game.
iPad.
Credo sia dovuto oggi, dedicare un articolo al nuovo impressionante prodotto che Apple ha presentato ieri. Il nuovo iPad è un connubio di tecnologia e arte; è il mobile device più potente al mondo, qualcosa che ogni designer sognerebbe di pensare. Voglio infatti concentrarmi sul design del prodotto. Ho già sentito commenti positivi e negativi, tra i quali: ” …questo è un iPhone sotto steroidi” … o “… è troppo grande per fare quello che fa e troppo piccolo per fare quello che dovrebbe fare”… Esaminiamo. Lo schermo misura 9.7 pollici ovvero quasi 3 volte l’iPhone, questa misura è dovuto al fatto che il concept prevedesse una tastiera quasi a misura reale, in questo modo sarebbe stato molto più comodo digitarci. Altro particolare è il bordo nero che qualcuno ha definito inutile, ed effettivamente non ha tutti i torti… ma la scelta è ben ponderata, il bordo infatti lo conforma allo schermo dei Macs, inoltre a contenere i diversi sensori ad infrarossi utili a regolare la luminosità dello schermo. Lo spessore del prodotto è davvero impressionante, solo 134 mm nella parte più spessa e pesa solo 68 g … al tatto dunque è simile ad una vera e propria rivista o giornale e questo lo rende un prodotto a cui le persone sono abituate… non è come tenere il portatile sulle gambe… si può tenere con una mano sola.


Jon Ive, storico designer di Apple, l’uomo che ha rivoluzionato l’industrial design lo ha così definito: “E’ magia. Non c’è un modo giusto o sbagliato per usarlo. Io non devo cambiare me stesso per adattarmi al prodotto, lui si adatta a me.”
A questo punto è solo questione di aspettare che arrivi a marzo e provarlo… credo che sarà un oggetto di culto, dedicato ad un range di persone che sapranno apprezzarlo… ma … ricordiamoci sempre il principio di inerzia del design!!
OGNI CAMBIAMENTO E NOVITA’ A PRIMA VISTA SEMBRA SEMPRE ORRENDO.
Piccola nota finale dedicata al design: Steve Jobs durante la presentazione siede su una LC3 di Le Corbù e appoggia l’iPad su di un tavolino Saarinen! Che stile…

























