Ark.inU blog

21 November 2012 | Ark.inU Architecture +Ark.inU Art

Who’s this guy!? – Dionisio Gonzalez.

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In realtà sono sicuro che lo conoscete. Lo abbiamo visto alcuni anni fa in Biennale a Venezia, con le sue Favelas rivisitate. Le foto ritoccate di Dionisio Gonzalez sono famosissime non solo nel campo. L'interessante è il metodo, perché lui mette le sue abilità grafiche sopra il progetto e crea ipotesi di "inserimenti". Un bel gioco che ogni progettista ha provato a fare. Fare un progettino e poi dirsi: "ma se lo metto li sta bene? Stride? beh! se stride meglio!!". Il suo elaborare è coerente con il suo modo di vedere l'architettura, assolutamente decostruttivista. Ma quando ci imbattiamo nella serie di ipotesi veneziane ci viene un colpo. Dionisio ha fatto i suoi inserimenti anche nella città iconica, non ci ha messo solo sue fantasie, ma anche i progetti dei Maestri mai realizzati, come l'ospedale di Le Corbù, il palazzo dei congressi di Khan e casa Masieri di Lloyd. Una stupenda e breve illusione, ovvero… architettura. 

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[fonteimmagini:dionisiogonzalez]

16 November 2012 | Ark.inU Fashion

Who’s this guy!? – Matteo Molinari.

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Torna la rubrica per conoscere personaggi emergenti o che sono nell'ombra di grandi cose. Oggi vi presento (per chi non lo conoscesse già) Matteo Molinari, italianissimo bellunese che dopo essersi laureato in patri in filosofia ha deciso di cambiare completamente strada e iniziare a studiare moda a Londra (per la serie: giovani italiani che fanno carriera… all'estero). Tutt'ora studente, Matteo ha già iniziato la propria linea di abbigliamento uomo. La linea di Matteo Molinari è molto interessante, innanzi tutto non rinnega completamente le forme classiche dell'abbigliamento maschile e non è una cosa banale. La corrente di pensiero odierna sull'abbigliamento maschile nella maggior parte dei casi vuole essere estremistica, è pur vero che l'uomo non ha l'immensa scelta di generi di capi che ha la donna… ma sinceramente poco gliene cala; è giusto dunque che quello che viene detto "menswear" non rinneghi del tutto quelle forme così consolidate e funzionali, nonché funzionanti, che ha assunto nel corso del secoli, ma che le adegui al cambiamento dei gusti. Molto interessante è il lato androgino, lo scopo non è trasformare l'uomo in donna (o la donna in uomo) ma cercare una campo di comunicazione tra i due generi, che non crei eccessive disparità o disequilibri. Arriva poi l'invenzione e la fantasia di Matteo, che è sicuramente concettuale e ci lascia con una domanda: Può davvero L'uomo della strada, mettere quel cappello in pubblico? 

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Matteo Molinari_Game from Formulabruta on Vimeo.

12 July 2012 | Ark.inU Architecture

Who’s this guy!? – Bijoy Jain.



L’architetto Bijoy Jain è il fondatore dello Studio Mumbai. Molti forse lo conoscevano già, altri ne hanno avuto il piacere durante l’ultima biennale di architettura, dove lo studio aveva allestito un interno laboratorio con modelli in scala 1:1. Studio Mumbai è probabilmente il miglior gruppo di architetti in tutta l’India. Perché? Semplice. La genuinità della pratica, la bellezza e l’eleganza con coi i minimi dettagli vengono studiati fanno dello studio una mosca bianca dell’interno panorama architettonico mondiale. Quella loro è una delle architetture più genuine e nobili che possiate vedere, un connubio perfetto di artigianalità, saper fare, creatività e modernità. Si contano davvero pochissimi che abbiamo ancora questo sentimento e questo gusto per l’architettura. Questo mi ricorda quanto un mio carissimo professore ci ricordasse quanto sia fondamentale che l’architetto debba comprendere e concepire ogni parte del suo lavoro, dobbiamo diventare complici del creatore… e questo è davvero il punto più alto che questa professione possa mai toccare. Studio Mumbai sfiora molto spesso quel culmine, da poco onorato anche con il BSI Swiss Architectural Award 2012. Lodi davvero di cuore a chi fa ancora questo mestiere come va fatto.

Who’s this guy!? – Rei Kawakubo.

Secondo appuntamento con quello che vorrei diventasse una rubrica fissa… vedremo… potrei chiamarlo “lunedì giapponese”… torniamo a noi.

Rei Kawakubo è una signora giapponese nata nel 1942. Si laurea in letteratura alla Keio, prestigiosa università giapponese, ma evidentemente la letteratura non era la sua strada. Nel 1963 inizia a lavorare come stilista e nel 1975 apre la casa di moda “Comme des garçons“, ovvero per chi non mastica il francese “come i ragazzi”. Nel 1982 Comme des garçons sfila a Parigi. Il problema è che Comme des garçons non è come le case di moda parigine. I modelli di Rei sono identificati con diversi termini: Hiroshima chic, antimoda, decostruttivismo; e quando i primi capi arrivarono a Parigi fu un terremoto nel mondo della moda, nessuno aveva mai visto cose simili. Come ogni casa di moda anche Comme des garçons ha la sua fragranza, prodotta nel 1994 e successivamente nel 1998 “odeur 53″ è stata definita come l’antiprofumo. Un profumo unisex, e non serve sapere il francese per capire che non è altro che un odore, piacevole si intende, ma non è altro che un odore sintetizzato, in questo caso quello del cotone bagnato che si asciuga all’aria aperta. Rei non si è fermata di certo alla moda, la sua attività comprende la fotografia, è infatti guest editor per Six, rivista del settore, la sua passione per l’arte è indubbia e le collaborazioni con artisti sono il fondamento di ogni collezione. Inoltre sono numerosissime le collaborazioni con altri marchi, nell’intento di divulgare alle masse la teoria dell’antimoda. Rei alla rispettabile età di 70 anni è stata e continua ad essere la stilista più anticonformista del settore, le sue sfilate sono performance artistiche e i suoi abiti sculture. Rei è senza ombra di dubbio una delle artiste giapponesi più… “giapponesi”.





Who’s this guy!? – Thomas Koolhaas.


Il rispetto per le proprie radici è un valore imprescindibile e se tuo padre è uno degli architetti migliori al mondo questo rispetto non potrà che crescere. Ma come vivi con un’ombra così grande sopra di te? Diventi un film-maker… Lo aveva fatto anche il figlio di Luois Khan… Nathanial Khan. Thomas Koolhaas è senza ombra di dubbio il figlio di Rem Koolhaas e come altri figli di architetti famosi (non quelli nostrani che non sanno cosa significhi la parola nepotismo) non fa l’architetto ma cerca di arrangiarsi come film-maker. Il suo nuovo film è un documentario dedicato alla CCTV, la nuova sede della televisione cinese, che come sappiamo è stata finalmente completata dopo una infinita epopea che ha compreso pure un incendio. Thomas rende omaggio al padre ed al suo lavoro con inquadrature a volte che sfiorano il patetico ma glielo possiamo concedere. Thomas molto probabilmente non sa progettare… ma quando sei travolto da un turbine tale di creatività dovrai far qualcosa di artistico con la tua vita, l’intento c’è tutto e non possiamo far altro che augurargli buona fortuna! Su facebook trovate una pagina dedicata al film.

Who’s this guy!? – Grant Snider.

Uno dei fumettisti che più prende in giro gli architetti e gli artisti è Grant Snider. Grant è di Kansas City, fumettista per il giornale locale è ormai diventato una leggenda nel campo.Nel suo blog “Incidental Comics” pubblica fumetti sono molto ironici su diverse tematiche e professioni ma diciamo che predilige prendersela con l’architettura e l’arte in generale. Niente paura! E’ tutta sana e dolce ironia! CHE FA SEMPRE BENE!!!










[fonteimmagini:incidentalcomics

Who’s this guy!? – Victor Enrich.

Le foto, o meglio le elaborazioni di Victor Enrich stanno facendo il giro del web. Molto speso vengono prese come burle e utilizzate in quei pop-up stile “vero o falso”. Ovviamente ciò che ritrae Victor non è reale. Ciò che troviamo interessante nelle sue opere, che hanno un riscatto così popolare, è il realismo che ci confonde. Forse un architetto o un ingegnere messi d’innanzi a queste immagini sanno che non sono vere, ma una persona della strada si chiede se lo siano. Questo è interessante. L’analisi che posso trarne è che l’architettura oggi giorno sta raggiungendo vette inimmaginabili nel campo dell’assurdo e della stravaganza. Basti vedere Dubai, detta anche le rovine del XXI secolo, o ciò che lo sviluppo economico Kazako sta portando al paese ma non solo, tutta l’Asia è travolta da questa corrente assurda. Se un tempo le architetture venivano definite anche surrealiste, oggi non possiamo più permetterci quell’etichetta. Forse è questo il motivo per cui Victor crea tanta confusione. Sebbene la maggior parte delle sue opere siano definitivamente impossibili, su qualcuna il dubbio può venire anche a noi… e farci chiedere: “… e se fosse?”….








[fonteimmagini:victorenrich]

Who’s this guy!? – Ralph McQuarrie.


E’ un brutto periodo per gli artisti evidentemente… Ralph McQuarrie è colui che ha immaginato le ambientazioni di Star Wars ed è morto una settimana fa all’età di 82. Se George Lucas è la mente Ralph è stato sicuramente il braccio di Star Wars portando alla luce scenari che in pochi anni, non solo segnano la storia del cinema ma segnano una pietra miliare per la cultura popolare globale. Insomma, mica spiccioli. Dal punto di vista architettonico Ralph si rifà ai concept dell’epoca per la casa del futuro, ma anche all’architettura di regime europea degli anni 20, l’architettura di concetto stile Boullè e Woods, mescolando il tutto con l’architettura più antica, quella dei villaggi del nord Africa. Una commistione, fusione di generi e di tempi, che ha dettato una tendenza vivida nell’architettura, che ancora oggi è ben visibile. All’epoca dell’uscita del film si sapeva di aver fatto qualcosa di grande, ma probabilmente non si poteva prevedere un impatto così forte sulla cultura popolare. Ralph è stato sicuramente un grandissimo protagonista di questa cultura e l’unica cosa che possiamo fare è cercare di scendere dall’onda di questi grandi maestri e cercare di cavalcarla più a lungo possibile per carpirne i segreti e poi essere capaci di fare altrettanto.






[fonteimmagini:lucasfilms]

23 February 2012 | Ark.inU Art +Ark.inU Design

Who’s this guy!? – Phil Cuttance.

Phil Cuttance è un designer giovanissimo e geniale di base a Londra. I suoi progetti si contano davvero sulle dita di una mano, ma la scarsità di produzioni indica una qualità immensa e un design sensazionale. Sono molto famosi i vasi “Faceture” di Phil. Per la loro realizzazione il nostro ha costruito una macchina apposita, con il risultato che ogni vaso è diverso e unico e naturalmente creato a mano. Phil vende tutto, sia i vasi che la macchina che serve per realizzarli perché in realtà il prodotto è la combinazione di entrambi. Io davvero non ho parole per esprime la stima per questo ragazzo. Nel video si capisce subito come funziona la macchina ma in parole povere: prima si crea la maschera in plastica del vaso, poi si decide il colore e lo si mischia con la resina a presa istantanea. Fissato il vaso su di un piatto rotante con un po’ di manualità di distribuisce la resina al suo interno. Si lascia asciugare, si leva la maschera ed ecco il nostro vaso. Questo processo non è solo mero design, ma è arte, la differenza sta nella creazione. Il termine design significa progetto, quindi etimologicamente non comprende la produzione concreta. Ma quando il design ritorna sulla strada dell’artigianato abbiamo pura arte. Lodi a Phil.

FACETURE from Phil Cuttance on Vimeo.

[fonteimmagini: Phil Cuttance]

21 February 2012 | Ark.inU Music

Who’s this guy!? – Justin Vernon.



Bon Iver sono un gruppo che ha recentemente vinto due Grammy awards come migliore artista emergente e migliore artista alternativo, sebbene di alternativo ed emergente ci sia bene poco… Bon Iver, da “Bon hiver”, buon inverno in francese è capeggiato da Justin Vernon, classe ’81, originario del Wisconsin. Due fin ora gli album usciti, il primo di debutto intitolato “For Emma” nel 2007 e il recentissimo “Bon Iver” uscito alla fine dell’anno scorso. Le canzoni sono già mirino delle satira perché molto soporifere e perché Justin è un tipo decisamente strano. Nell’ultimo episodio del Saturday Night Live, un’altro Justin, Timberlake, ha fatto un’imitazione che sta già facendo il giro del web, chiudendo a fine serata con un cartellone “I love Bon Iver”… e non sembra essere l’unico. Quello che credo sia effettivamente un fenomeno passeggero, è comunque un gran bel fenomeno, i concerti sono sold out, i Grammy sono vinti e le classifiche sono conquistate. Quello che fa la differenza forse è che ormai ci eravamo abituati ad associare l’artista alternativo con musica prettamente elettronica e una capacità di cantare pressoché nulla. Bon Iver smentisce, la quantità di elettronica è quasi annientata da tanti strumenti ben suonati, anche dal vivo, sebbene sia quasi impossibile capire una parola della canzone, la musica rimane buon musica, ben suonata, con un livello di qualità da studio… sono sempre più rari gli artisti che fanno buona musica è questi molto spesso vengono etichettati come alternativi, perché non fanno musica che possa essere comprata da tutti, il problema è che la musica è una sola… i generi sono utili per venderla e catalogarla… non sono indice di qualità!