Ark.inU blog

16 November 2012 | Ark.inU Fashion

Who’s this guy!? – Matteo Molinari.

6

Torna la rubrica per conoscere personaggi emergenti o che sono nell'ombra di grandi cose. Oggi vi presento (per chi non lo conoscesse già) Matteo Molinari, italianissimo bellunese che dopo essersi laureato in patri in filosofia ha deciso di cambiare completamente strada e iniziare a studiare moda a Londra (per la serie: giovani italiani che fanno carriera… all'estero). Tutt'ora studente, Matteo ha già iniziato la propria linea di abbigliamento uomo. La linea di Matteo Molinari è molto interessante, innanzi tutto non rinnega completamente le forme classiche dell'abbigliamento maschile e non è una cosa banale. La corrente di pensiero odierna sull'abbigliamento maschile nella maggior parte dei casi vuole essere estremistica, è pur vero che l'uomo non ha l'immensa scelta di generi di capi che ha la donna… ma sinceramente poco gliene cala; è giusto dunque che quello che viene detto "menswear" non rinneghi del tutto quelle forme così consolidate e funzionali, nonché funzionanti, che ha assunto nel corso del secoli, ma che le adegui al cambiamento dei gusti. Molto interessante è il lato androgino, lo scopo non è trasformare l'uomo in donna (o la donna in uomo) ma cercare una campo di comunicazione tra i due generi, che non crei eccessive disparità o disequilibri. Arriva poi l'invenzione e la fantasia di Matteo, che è sicuramente concettuale e ci lascia con una domanda: Può davvero L'uomo della strada, mettere quel cappello in pubblico? 

1234

Matteo Molinari_Game from Formulabruta on Vimeo.

6 November 2012 | Ark.inU Design +Ark.inU Fashion

Guida pratica per comprare un regalo ad un amico architetto.

1

E' un luogo comune, gli architetti hanno uno spiccato senso del gusto. Il gusto non è nemmeno amico dello stile. Lo stile non è una cosa bella sia chiaro. Non ha nulla a che vedere con il design ad esempio, lo stile è un modo per far "piacere" delle cose in un determinato momento temporale, ma finito quel momento lo stile cambia e l'idea delle persone cambia. Gusto e stile non si posso proprio vedere, hanno litigato da piccoli… Il gusto è una conseguenza della formazione dell'individuo e si basa sull'educazione e sulle esperienze che una persona ha avuto, ecco perché quello degli architetti è abbastanza particolare. Se vi siete mai messi nei panni di chi deve farvi un regalo o se lo avete mai fatto ad architetto sapere benissimo che non è una cosa facile, non banale perlomeno. Ecco dunque che è meglio consultare una guida pratica e veloce per sapere i "Do e Donts" per fare un regalo ad un architetto, fatela leggere ai vostri amici e li leverete un bel pensiero; vediamola insieme: 

DA REGALARE:

- Vestiti: si è vero non è la cosa più pratica da regalare, ma capito il sistema è un attimo scegliere il giusto indumento; ricordate: le donne architetto indossano le cravatte e gli uomini architetto indossano foulards, mascolinamente chiamate "sciarpe". Scegliere il colore giusto è davvero semplice: NERO, altrimenti bianco (il nuovo nero), grigio (il nuovo bianco) o carbone (il nuovo grigio). Sappiate che l'architetto sa bene cosa sia di moda, quindi non cercate di fregarlo, non ci cascherà. Se proprio volete ostinarvi sul colore provate con tonalità forti o fosforescenti, potrebbero piacere… ma per per un breve periodo di tempo.

NON REGALARE:

- Elettronica: il tuo amico architetto ha sicuramente i più avanzati e costosi oggetti sul mercato, i suoi gusti in fatto di elettronica sono selettivi e orientati al meglio, se non fosse che sa come si fa un disegno sarebbe un ingegnere informatico… Esiste comunque una scappatoia, avrà anche tutto… ma forse non si può permettere di mantenerlo; regalategli una buona ricarica telefonica o una gift card per iTunes o Amazon, ve ne sarà estremamente grato. 

DA REGALARE:

- Cose per trascrivere l'ispirazione: ovvero penne matite, e tante, tante, tante Moleskine. L'architetto adora una buona penna, ma assicuratevi che "scorra" bene e sia perfetta per fare schizzi e scarabocchi senza che l'inchiostro faccia macchie. Nel caso puntiate sulla Moleskine sappiate che andrete a colpo sicuro eccetto per un dettaglio, la copertina DEVE essere nera. 

DA REGALARE:

- Pezzi di edifici: questo comprende anche sezioni di muri o di infissi, o di qualsiasi cosa, purchè sezionata. Gli architetti adorano veder come sono fatte le cose e se poi gli regalate un pezzo di qualche palazzo famoso potrebbe usarlo per farci un altare di preghiera. 

DA NON REGALARE:

- Libri di architetti di cui avete sentito vagamente parlare: attenti, potreste scatenare un uragano. Non è mai certo chi sia il vero architetto famoso degno delle loro attenzioni, potreste andare sul sicuro con un Wright ma non con un Gehry per esempio… e poi diciamolo, il vostro amico architetto ha sicuramente ogni libro di architettura che sia mai stato stampato. Non mangia per comprare libri illustrati che pesano più di un divano… se non avete intenzione di comprargli uno di questi lasciate perdere… 

DA REGALARE:

-Libri di architetti di cui non avete mai sento parlare: sono sicuro che il vostro amico architetto ogni tanto vi faccia una testa tanta su architetti del passato iniziando la frase con: "NON SAI CHI E'….?". Se non sapete chi sia forse è il libro giusto da prendere. Se volete un orientamento sulle parole chiave da cercare per andare sul sicuro guardate di queste: ermetico, significato enigmatico, esteriorità, fenomenologia, neo formazione, ansia, nichilismo, bioformismo, architettonico, e Prozac. Poi guardate la foto dell'autore che deve avere due dita di polvere sulla giacca gli occhiali storti e una capigliatura tipo Beethoven. 

DA NON REGALARE:

- Caffè, the o strumenti per la loro lavorazione: semplicemente inutili. Sebbene si lamenti sempre di non dormire la notte, egli fa già largo uso di questi prodotti, anch'essi scelti molto selettivamente. Ad ogni modo va spesso, se non costantemente al bar, quindi… 

DA REGALARE:

-Pentole o oggetti per casa dall'aspetto stravagante: semplice, se per voi un oggetto è impossibile da usare e troppo costoso allora avete appena trovato un regalo perfetto. Il vostro amico probabilmente non sa cucinare e non vi inviterà mai a prendere una tazza di caffè a casa sua perchè troppo impegnato, ma se volete farlo contento una caffettiera di Alessi o una tazzina di Norman Copenhagen sono perfette. 

DA NON REGALARE:

- Oggetti per lo sport: sul serio? lo avete pure preso in considerazione? A meno che non lo faccia per agonismo (molto raro), il vostro amico architetto a dovuto abbandonare ogni attività sportiva prima dell'università. Semplicemente non ha tempo e se lo avesse dormirebbe e andrebbe di certo in palestra. La cosa più vicina allo sport che potete regalargli è un biglietto per una partita se è tifoso di qualcosa o un gioco per qualche console a sfondo sportivo. 

DA REGALARE: 

- Giocattoli: vi racconteranno che quello che a loro interessa non è solo l'aspetto ludico, ma anche l'interessante design e…. si certo… in realtà a loro piace giocare con i LEGO, regalateglieli e con due occhioni gonfi di gioia vi saranno grati per tutta la vita. 

2

[fonte:matteroftaste]

N°5, la rivoluzione dell’icona.

1

La notizia sta facendo il giro del mondo, non tanto perché il testimonial scelto è decisamente famoso, nella persona di Brad Pitt, ma tanto perché non è una donna. Stiamo parlando della nuova pubblicità di Chanel N°5, il Profumo con la P maiuscola. In realtà esistevano altri profumi ovviamente ma quando Chanel decise di creare la sua fragranza non fu una cosa facile. Il profumo doveva sapere di Chanel e comunicare quello spirito di indipendenza ed eleganza che la maison stava cercando di perpetrare: insomma doveva sapere di donna. Ora per la prima volta nella storia il N°5, che si chiama così perché era la quinta composizione proposta a Chanel, è pubblicizzato da un uomo, capovolgendo il senso generale della cosa. Ma naturalmente l'operazione è geniale perché: quale modo migliore di comunicare ad una donna come essere attraente per un uomo se non attraverso un uomo?… sembra logico. Una cosa ancora più interessante della pubblicità è bel video con "infografiche" retro che ci spiega la storia e il design del più iconico di tutti gli odori. Mi raccomando per capire di cosa parli Brad dovete guardare il video della storia prima: 

4 October 2012 | Ark.inU Fashion +Ark.inU Music

MMM + Pachanga boys.

1

2

MMM, o Maison Martin Margiela è uno dei misteri più intriganti degli ultimi anni. La nuova casa di moda dallo stampo decisamente minimalista è guiadata da…. boh… nessuno lo sa… infatti lo stilista non si è mai rivelato e dopo ogni sfilata i critici cercano di capire chi sia questa persona. Uomo o donna?… o forse non è mai la stessa persona!?… la mia teoria è che non sia un unico stilista ma più persone. In più la maison si identifica attraverso una tabella numerica molto strana composta di 23 numeri, è possibile collegarla a diverse cose ma non avendo certezza è inutile. E' proprio vero che il mistero intriga la gente e MMM ne è la prova. L'ultima sfilata è stata molto apprezzata, sempre dal taglio minimal e monocromatica. Combinando sempre moda e musica vediamo anche la colonna sonora della sfilata. Da molti considerato il neo dell'evento la colonna sonora è un brano dei "Pachanga boy", gruppo i cui brani si contano su una mano. MMM ha scelto "Black Naga". Diciamo che un brano del genere o si ama o si odia…. 90% della gente lo odia… 

Fendi + Grimes.

1

2

3

Una delle sfilate di Milano della scorsa settimana della moda meneghina che ha colpito per la forte correlazione con il mondo del design e dell'architettura è stata quella di Fendi. La casa romana ha proposto forme molto architettoniche appunto; tagli netti geometrie spigolose, molto "mondriane". Persino sul viso delle modelle erano applicate delle pallette di colore puro al posto del trucco. Cubi, piramidi e solidi di ogni tipo sparsi per tutta la collezione. Fendi ha come direttori creativi un duo davvero potente: Karl Lagerfield, guru della moda e l'ultima signora Fendi in persona, Silvia Venturini Fendi. Altro spunto molto interessante della collezione è stata la scelta della colonna sonora, da attribuirsi a "Grimes"; un gruppo canadese capitanato da Claire Boucher, classe 1988. La nostra Claire studia letteratura russa e neuro-scienza ma poi si dedica al videomaking e alla musica. Il problema è che la ragazza ha un voce eccezionale. Si dedica all'alternativa e dal 2010 pubblica un album ogni anno. Nella sua sfilata Fendi usa brani dell'ultimo, dal titolo "Visions". Il mix tra la musica molto dark e il colore "in ya face" della collezione è un contrasto squisito, lo stesso contrasto che la nostra Venturini ricerca in ogni capo… nulla è lasciato al caso. 

 

 

E20 12.


Grazie alle foto di Giles Price possiamo vedere il villaggio olimpico non solo dall’alto, ma anche durante la realizzazione. Foto di eccelsa qualità ci mostrano i retroscena, i making of, e le persone che ne hanno preso parte. La serie di foto, esposte a “The Crossing” a King’s Cross fino all’8 prossimo venturo, è intitolata “E20 12: under costruction”. Ci sono voluti due anni di lavorazione ma queste foto sono diventate un documento della trasformazione colossale che Londra ha subito in questi anni, speriamo che non sia tutto lavoro sprecato invano come successe per Atene e tante altre… Londra è cambiata non ve dubbio e l’immenso processo che le Olimpiadi hanno scatenato nella metropoli non si è ancora fermato e continuerà per molto anche dopo la chiusura dei giochi. Nelle foto di Giles vediamo il cambiamento, ma ci mostrano anche una esclusiva prospettiva sulle opere realizzate dai grandi per questo evento, notiamo i disegni, i progetti, tutto come è stato pensato ora è qui, pronto per essere utilizzato. Il lato nobile di questo lavoro… ed è ironico come tutto questo scompaia dalla vista degli utenti quando tutto la macchina sarà in moto… d’altro canto se fai una cosa bene nessuno se ne accorge.














Camper a Soho.


Camper, la famosa azienda spagnola di calzature, ama il buon design non solo in fatto di scarpe ma in ogni frangente. Gli hotel Camper, aperti dall’azienda recentemente, sono dei capolavori di design contemporaneo. Naturalmente la faccia di una compagnia sono i propri negozi e come si presenta al pubblico. Shigero Ban come sappiamo ha un forte legame con gli interni e non ha mai disdegnato occuparsi di negozi e ristoranti. Ecco che il nuovo store Camper di Soho a New York nasce proprio dalla mente di Ban. La sua firma è riconoscibile non solo nel tetto che non c’è, realizzato con gli ormai iconici tubi di cartone compresso, ma soprattutto nelle sedute del negozio per le quali Ban usa la famosa “Unite System” realizzata ovviamene dallo stesso. Un simpatico gioco di illusione ottica sulle scaffalature interne del negozio nasconde la scritta Camper, visibile solo dall’ingresso del negozio. Ora, per quanto riguarda un giudizio sincero, devo dire che il lavoro è interessate ma non spettacolare. Mettiamoci le ridotte dimensioni del negozio, che comunque non è una scusa, sopratutto per un giapponese, mettiamoci che uno store deve essere “scintillante” (vedi il fiocchetto), ma neanche questa è una scusa… mah insomma il tutto sembra sottotono per il maestro… mi sarei aspettato maggiori giochi di forme e soprattutto di texture… promosso ma senza lode…



[fonteimmagini:adailydoseofarchitecture]

Who’s this guy!? – Rei Kawakubo.

Secondo appuntamento con quello che vorrei diventasse una rubrica fissa… vedremo… potrei chiamarlo “lunedì giapponese”… torniamo a noi.

Rei Kawakubo è una signora giapponese nata nel 1942. Si laurea in letteratura alla Keio, prestigiosa università giapponese, ma evidentemente la letteratura non era la sua strada. Nel 1963 inizia a lavorare come stilista e nel 1975 apre la casa di moda “Comme des garçons“, ovvero per chi non mastica il francese “come i ragazzi”. Nel 1982 Comme des garçons sfila a Parigi. Il problema è che Comme des garçons non è come le case di moda parigine. I modelli di Rei sono identificati con diversi termini: Hiroshima chic, antimoda, decostruttivismo; e quando i primi capi arrivarono a Parigi fu un terremoto nel mondo della moda, nessuno aveva mai visto cose simili. Come ogni casa di moda anche Comme des garçons ha la sua fragranza, prodotta nel 1994 e successivamente nel 1998 “odeur 53″ è stata definita come l’antiprofumo. Un profumo unisex, e non serve sapere il francese per capire che non è altro che un odore, piacevole si intende, ma non è altro che un odore sintetizzato, in questo caso quello del cotone bagnato che si asciuga all’aria aperta. Rei non si è fermata di certo alla moda, la sua attività comprende la fotografia, è infatti guest editor per Six, rivista del settore, la sua passione per l’arte è indubbia e le collaborazioni con artisti sono il fondamento di ogni collezione. Inoltre sono numerosissime le collaborazioni con altri marchi, nell’intento di divulgare alle masse la teoria dell’antimoda. Rei alla rispettabile età di 70 anni è stata e continua ad essere la stilista più anticonformista del settore, le sue sfilate sono performance artistiche e i suoi abiti sculture. Rei è senza ombra di dubbio una delle artiste giapponesi più… “giapponesi”.





4 June 2012 | Ark.inU Fashion

Non è un paese normale.


Non so voi ma io tendo ad ossessionarmi a qualcosa in modo estremo, poi quando mi stanca mollo e trovo qualcos’altro, ma ci sono poche cose di cui non mi stancherei mai e tra queste… il Giappone. Il Giappone è indescrivibile per un occidentale. Per quanto tu possa leggere libri e manga, guardare film e anime, studiare l’arte e architettura e poi iniziare a studiare anche tradizioni e usi (e i più fanatici anche la lingua), nonché viverci, non riuscirai mai a comprendere la complessa follia giapponese. Se vogliamo cercare di capire perché il Giappone sia così estremamente originale dobbiamo ragionare su diversi fattori. Il primo lo chiameremo “Evoluzione express”: perché fino al 1800 in quasi tutto il Giappone la vita era praticamente uguale a 2 secoli prima, non vi era stata nessuna rivoluzione industriale come in occidente, ma quando la tecnologia è arrivata in Giappone il salto evolutivo è stato senza paragoni. I villaggi diventarono città straripanti di cavi e si doveva formare una società moderna così velocemente che la fusione tra tradizione e modernità è diventata il tratto distintivo del Giappone, estremamente moderno ma radicato in usanze e tradizioni antiche. La tecnologia è diventata un dio da venerare e questo ha intaccato la vita ma soprattutto la cultura. Il secondo fattore è il “tabù”: i problemi psicologici e sociologici, che nelle società occidentali sono stati interiorizzati e diluiti con il tempo diventato tabù, in una società moderna formata in brevissimo tempo rimangono evidentemente a galla. Il senso di privacy per esempio, così caro a noi occidentali, nei paesi orientali è quasi nullo (vedi le case). Le relazioni sociali sono diverse perché diversa è la società tutta. In Giappone esistono alberghi esclusivamente per adolescenti dove posso “sperimentare” liberamente, perché uno dei più grandi tabù occidentali, il sesso, in Giappone non è avvertito come tale. Ovviamente possiamo leggere certe usanze o tradizioni orientali come tabù, ma lo facciamo solamente perché siamo abituati a ragionare in modo limitato, non è colpa nostra, è ancora un discorso di formazione culturale. Una cosa interessante però da notare è che più si va avanti con la occidentalizzazione, più i tabù influenzano anche l’oriente, a dimostrare come la mente sia malleabile da ciò che ci circonda. Il terzo fattore importantissimo è la geografia: perché è ovvio. Paese che vai… Ma la geografia, il clima, la geologia, la terra insomma è il punto di partenza per l’evoluzione. Se un popolo è diverso da un altro è perché mangia diversamente, perché parla diversamente, questo non è scoprire l’acqua calda, è un ragionamento che il 90% della gente non fa. Si prende lo straniero come diverso perchè diverso punto. Nessuno si prende mai la briga di capire il perché… e questo è un discorso molto più ampio. Definiamo anormale qualcosa che non è nella norma, ma chi definisce la norma? Esiste un canone per capire cosa sia normale o cosa no? La natura ci insegna che non esistono miliardi di miliardi di variabili. L’equazione non è una sola. E’ dunque impossibile capire se qualcosa sia normale o no, ma possiamo capire perché sia diverso.

Pop-up Mall.


I pop-up store sono diventati una realtà abbastanza consolidata. Ora vogliamo spingerci oltre; a Londra è stato aperto “BOXPARK“, il primo centro commerciale pop-up. Realizzato con containers accatastati un sull’altro, include terrazza panoramica e un buon numero di negozi e bar. I progettisti lo descrivono giustamente come una rivoluzione nel campo del retail. In un mondo sempre più senza risorse costruiamo centri commerciali di dimensioni faraoniche, intere città del deserto che richiedono una immensità di energia e quantità inimmaginabili di materie prime. Non è affatto una critica al capitalismo, ma una riflessione su come il sistema retail può evolvere soprattutto sul tesso urbano.




[fonteimmagini:boxparkshoreditch]