Ark.inU blog

2 July 2012 | Ark.inU Architecture

La casa della motocicletta.


Il riferimento comunista è puramente casuale. Siamo, neanche a dirlo, in Giappone, a Tokyo dove è stato costruito un complesso abitativo riservato esclusivamente a motociclisti. Gli appartamenti infatti comprendono tutti un locale al piano terra esclusivo per la propria moto mentre l’appartamento del possessore si sviluppa ai piani superiori. kitsch, starete pensando, sarà sicuramente una stramberia, starete penando… invece no… il tutto è reso con squisita eleganza, in spazi ridotti tipici di Tokyo da Akiyoshi Takagi architects. Il Complesso non riempie interamente il lotto ma si arrotola su se stesso creando una corte interna che da protezione e funge da hall d’ingresso all’aperto. Le sinuosità dell’architettura si ispirano alle forme delle motociclette ma senza ovvietà, mentre le finestre a nastro lecorbuseriane danno quel senso di moderno vecchio stile tanto caro.


Who’s this guy!? – Rei Kawakubo.

Secondo appuntamento con quello che vorrei diventasse una rubrica fissa… vedremo… potrei chiamarlo “lunedì giapponese”… torniamo a noi.

Rei Kawakubo è una signora giapponese nata nel 1942. Si laurea in letteratura alla Keio, prestigiosa università giapponese, ma evidentemente la letteratura non era la sua strada. Nel 1963 inizia a lavorare come stilista e nel 1975 apre la casa di moda “Comme des garçons“, ovvero per chi non mastica il francese “come i ragazzi”. Nel 1982 Comme des garçons sfila a Parigi. Il problema è che Comme des garçons non è come le case di moda parigine. I modelli di Rei sono identificati con diversi termini: Hiroshima chic, antimoda, decostruttivismo; e quando i primi capi arrivarono a Parigi fu un terremoto nel mondo della moda, nessuno aveva mai visto cose simili. Come ogni casa di moda anche Comme des garçons ha la sua fragranza, prodotta nel 1994 e successivamente nel 1998 “odeur 53″ è stata definita come l’antiprofumo. Un profumo unisex, e non serve sapere il francese per capire che non è altro che un odore, piacevole si intende, ma non è altro che un odore sintetizzato, in questo caso quello del cotone bagnato che si asciuga all’aria aperta. Rei non si è fermata di certo alla moda, la sua attività comprende la fotografia, è infatti guest editor per Six, rivista del settore, la sua passione per l’arte è indubbia e le collaborazioni con artisti sono il fondamento di ogni collezione. Inoltre sono numerosissime le collaborazioni con altri marchi, nell’intento di divulgare alle masse la teoria dell’antimoda. Rei alla rispettabile età di 70 anni è stata e continua ad essere la stilista più anticonformista del settore, le sue sfilate sono performance artistiche e i suoi abiti sculture. Rei è senza ombra di dubbio una delle artiste giapponesi più… “giapponesi”.





4 June 2012 | Ark.inU Fashion

Non è un paese normale.


Non so voi ma io tendo ad ossessionarmi a qualcosa in modo estremo, poi quando mi stanca mollo e trovo qualcos’altro, ma ci sono poche cose di cui non mi stancherei mai e tra queste… il Giappone. Il Giappone è indescrivibile per un occidentale. Per quanto tu possa leggere libri e manga, guardare film e anime, studiare l’arte e architettura e poi iniziare a studiare anche tradizioni e usi (e i più fanatici anche la lingua), nonché viverci, non riuscirai mai a comprendere la complessa follia giapponese. Se vogliamo cercare di capire perché il Giappone sia così estremamente originale dobbiamo ragionare su diversi fattori. Il primo lo chiameremo “Evoluzione express”: perché fino al 1800 in quasi tutto il Giappone la vita era praticamente uguale a 2 secoli prima, non vi era stata nessuna rivoluzione industriale come in occidente, ma quando la tecnologia è arrivata in Giappone il salto evolutivo è stato senza paragoni. I villaggi diventarono città straripanti di cavi e si doveva formare una società moderna così velocemente che la fusione tra tradizione e modernità è diventata il tratto distintivo del Giappone, estremamente moderno ma radicato in usanze e tradizioni antiche. La tecnologia è diventata un dio da venerare e questo ha intaccato la vita ma soprattutto la cultura. Il secondo fattore è il “tabù”: i problemi psicologici e sociologici, che nelle società occidentali sono stati interiorizzati e diluiti con il tempo diventato tabù, in una società moderna formata in brevissimo tempo rimangono evidentemente a galla. Il senso di privacy per esempio, così caro a noi occidentali, nei paesi orientali è quasi nullo (vedi le case). Le relazioni sociali sono diverse perché diversa è la società tutta. In Giappone esistono alberghi esclusivamente per adolescenti dove posso “sperimentare” liberamente, perché uno dei più grandi tabù occidentali, il sesso, in Giappone non è avvertito come tale. Ovviamente possiamo leggere certe usanze o tradizioni orientali come tabù, ma lo facciamo solamente perché siamo abituati a ragionare in modo limitato, non è colpa nostra, è ancora un discorso di formazione culturale. Una cosa interessante però da notare è che più si va avanti con la occidentalizzazione, più i tabù influenzano anche l’oriente, a dimostrare come la mente sia malleabile da ciò che ci circonda. Il terzo fattore importantissimo è la geografia: perché è ovvio. Paese che vai… Ma la geografia, il clima, la geologia, la terra insomma è il punto di partenza per l’evoluzione. Se un popolo è diverso da un altro è perché mangia diversamente, perché parla diversamente, questo non è scoprire l’acqua calda, è un ragionamento che il 90% della gente non fa. Si prende lo straniero come diverso perchè diverso punto. Nessuno si prende mai la briga di capire il perché… e questo è un discorso molto più ampio. Definiamo anormale qualcosa che non è nella norma, ma chi definisce la norma? Esiste un canone per capire cosa sia normale o cosa no? La natura ci insegna che non esistono miliardi di miliardi di variabili. L’equazione non è una sola. E’ dunque impossibile capire se qualcosa sia normale o no, ma possiamo capire perché sia diverso.

Tokyo Sky Tree.



Il 22 maggio scorso è stato aperto al pubblico il Tokyo Sky Tree. La nuova mega struttura della megalopoli giapponese. Una torre-osservatorio-ripetitore alta 634m. Avevamo visto in precedenza come la stilista giapponese Akira Minagawa abbia realizzato le divise per i dipendenti della torre, totalmente futuristiche e molto manga. Ora lo Sky Tree, quello che è senza dubbio il nuovo landmark di Tokyo ha aperto i battenti al pubblico e pagando un biglietto di 2000 YEN possono salire e vedere una delle città più belle del mondo dall’alto. Curiosità: Il ristorante del primo deck a serve cucina francese. Ora, sappiamo tutti come il legame Franco-nipponico sia molto forse, ma personalmente sospetto un po’ di ironia e allo stesso tempo una intenzione di rendere omaggio alla torre a cui lo Sky Tree vuole rubare la fama. Infatti sono poche le torri osservatorio di questo genere al mondo: Toronto, Las Vegas varie in Cina… Parigi e Tokyo; io credo che il Giappone stia dicendo: “Venite a vedere la nostra Tour Eiffel”. Perché effettivamente l’analogia è molto forte. La struttura è stata costruita in 4 anni ed è costata 806 milioni di dollari che detto in YEN fa molta più impressione: 65.000.000.0000 YEN. Chi ha progettato lo Sky Tree vi starete chiedendo… Certi dicono che è stato il maestro giapponese in persona, Tadao Ando con la collaborazione dello scultore giapponese Kiichi Sumikawa. Non sono voci ufficiali ma se così fosse il maestro è rimasto molto silenzioso a riguardo. Importantissimo ruolo ha il design ad ogni modo, il colore della torre detto “aijiro” è la sfumatura più chiara del color cielo per i giapponesi. Senza dubbio il Tokyo Sky Tree è l’antenna televisiva più alta del mondo, nonché la torre osservatorio più alta del mondo, un nuovo forte simbolo per la città, che ormai è diventato un cult. E ora godiamoci pubblicità e video promozionali molto in stile giap!






La casa che non c’è.



Sou Fujimoto è uno degli astri nascenti dell’architettura giapponese. La NA house è una delle sue opere più emblematiche. La casa si compone di una serie “tavoli” accatastati, fine, ecco tutto. Il concetto di privacy giapponese è molto diverso da quella occidentale, beh, diciamo che il concetto di privacy giapponese non esiste, questo è il punto di svolta che rende l’architettura giapponese così riconoscibile nel mondo. L’architettura non si compone solo di materiali ma soprattutto di idee, di concetti, di paure… l’architettura è un riflesso delle persone. I bisogni, le paure, l’egoismo delle persone si riflettono nelle loro case. Ora chiediamoci cosa significa una casa invisibile.




13 March 2011 | Ark.inU News

Un Haiku.

Ne i campi ne le montagne

il furore

è il nulla