Ark.inU blog

29 November 2012 | Ark.inU Architecture

La prototipazione è il futuro dell’architettura?

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Vorrei gettare un sasso senza poi nascondere la mano, così faccio una domanda: E' possibile che la prototipazione sia il futuro dell'architettura?…. Riflettiamo. La fusione delle arti è sicuramente il leitmotiv dell'ultimo secolo. Pian piano gli edifici si sono trasformati in soprammobili e i soprammobili in edifici. Così come coesistono diversi tipi di socializzazioni tra le persone in una grande città così anche le arti socializzano e creano nuove conformazioni. D'altro canto sappiamo benissimo che la parola "design" non significa esclusivamente mobili… ma significa progetto, quindi apriti cielo. Così a volte mi fermo davanti ad uno dei tanti cubi blu e gialli, le mecche del mobile, la sacra IKEA insomma, e mi chiedo: "Possiamo fare architettura come IKEA fa mobili?" Possiamo prendere un esigenza, decidere quante persone possano permettersela (perchè sebbene sia una esigenza, ha un prezzo), fare un progetto e prototiparlo?Una volta verificato il prototipo abbiamo un prodotto che possiamo vendere. Ora abbiamo stampanti 3D e laser che tagliano con precisione nanometriche, possiamo fare sedie di plastica solidificando la plastica stessa direttamente dentro la tinozza dove è versata, dandoci libertà espressiva assoluta. Possiamo creare prodotti che durano 5 anni e poi costringere le persone a cambiare casa. Possiamo fare case usa e getta che una volta dismesse si sciolgono e nutrono il terreno, possiamo costruire stadi e poi come il LEGO smontarli e rimontarli mille volte.Possiamo realizzare in serie qualsiasi cosa dalle viti ai grattacieli, possiamo far in modo di non perdere "l'unicità", perchè possiamo fare prototipi di cose che servono una volta sola se vogliamo. Possiamo davvero creare un nuovo modo di fare architettura, rivoluzionando tutto. Possiamo? 

Coccodrillo per un Visionario.

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Oggi è mio mesto dovere comunicarvi la morte di uno dei più eccelsi architetti che siano mai vissuti. Lebbeus Woods è mancato all'età di 72 anni. Woods è stato il Visionario per eccellenza, colui che dedica la sua vita all'architettura perché è quello che ama, un teorico che ha contagiato la mente di milioni di persone. Non costruì mai nulla di relativamente importante se non per una opera poco tempo prima di morire, il "padiglione della luce", una installazione luminosa che è stata montata nel complesso "CapitaLand Raffles City Chengdu"  appena finito da Steven Holl in Cina. Rimarranno i suoi strabilianti disegni, tutti i suoi concept. Lavorò per diversi film di fantascienza, come Alien. Un artista, un vero Visionario. Woods non fece mai compromessi con la sua visione, e per tutta la sua carriera continuò a insegnare e perpetrare le sue idee che hanno permeato la coscienza collettiva, non solo degli architetti, ma di chiunque abbiamo visto o si sia mai interessato a scenari possibili per il nostro futuro. E' davvero una grande perdita per il mondo dell'arte.

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Un futuro distopico ma colorato.





Non sono convito che questa proposta di futuro sia più distopica che utopica, ma indubbiamente è una visione interessante e dobbiamo prenderla in considerazione. Immaginare il futuro non è cosa semplice, scrittori, sceneggiatori, scenografi e architetti devono giostrarsi continuamente questa tematica. Le possibilità sono infinite, anche se possiamo ridurle a due: un futuro migliore o un futuro peggiore. Il confine rimane molto labile. La vera domanda non è che tipo di futuro sarà… la vera domanda è: Come ci immaginiamo noi il nostro futuro? E’ quello che si è chiesto Viktor Timofeev che nei suoi disegni ci mostra il futuro che vorrebbe. Una esplosione di forme e di colori, dove la gravità non si capisce se sia stata vinta o se siano i materiali ad essere la rivoluzione. Architetture vere e proprie dove l’artista vorrebbe vivere, e poi ancora visioni di luoghi e sistemi, c’è tutto un mondo che viene creato; agli occhi di molti può sembrare angosciante e sbagliato ma questo deve darvi la motivazione per cercare il vostro futuro.

7 June 2012 | Ark.inU Design

Top 10 – Le dieci astronavi più belle del cinema.

Data l’ora vediamo qualcosa di leggero. Una top 10, che per i fanatici di scifi (come il sottoscritto), è da leccarsi i baffi; le 10 astronavi più belle del cinema secondo Complex. Partiamo come sempre dalla posizione #10!
10) La USS Sulaco di “Aliens”:

9) La Eagle 5 da “Balle spaziali”:

8) La nave di Klaatu di “The day that the earth stood still” nella versione originale del 51:

7) La nave madre di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”:

6) La pallottola di Viaggio sulla luna di Melies del 1902:

5) La Discovery One di “2001: Odissea nello spazio”:

4) La Nostromo da “Alien”:

3) La Enterprise da “Star Trek”:

2) La Morte nera o Death Star da “Star wars”:

e al primo posto… l’astronave dove tutti avremmo voluto salire…
1) la Millenium Falcon di “Star wars”!:

12 April 2012 | Ark.inU Design +Ark.inU Video

Lo schermo flessibile.


LG la scorsa settimana ha lanciato una notizia che di lasciato tutti quasi indifferenti, tanto siamo assuefatti dalla continua innovazione. LG ha presentato il primo prototipo funzionante di schermo flessibile. In realtà la novità non è molta, lo schermo è si flessibile, ma non quanto ci immaginiamo, non si arrotola, si piega solo fino a 40°. Certo è che l’EPD, eletronic paper display, è certamente una rivoluzione, è spesso meno di un millimetro, pesa solamente 14g e ha una risoluzione di 1024×768. Inoltre più essere graffiato e lanciato da un metro d’altezza e non subire nessun danno… certo questo rimane solamente uno schermo e non un dispositivo, quindi non ci si può fare nulla se non è connesso a qualcosa che lo faccia funzionare. Ora il passo seguente è avere una tecnologia talmente nano da poter essere integrata su schermi del genere e forse potremmo leggere i giornali come nei film di fantascienza…

9 November 2011 | Ark.inU Design +Ark.inU Video

Speculazione immobiliare spaziale.

Dal ’69 in poi la NASA si è fatta prendere dalla fantasia, raggiunta Luna si poteva giustamente pensare cosa farne, ne risultarono diversi progetti ipotetici che prendevano il satellite come spunto o come vedremo qui, lo spazio in generale. Le stazioni spaziali sembravano infatti la nuova frontiera della speculazione immobiliare, nacquero stazioni spaziali che internamente riproducevano esattamente il nostro pianeta con tanto di monti, laghi e tante belle casette in stile cottage che al tempo erano parte del sogno americano. Beh direte voi, questo ormai è una sorta di falso storico, ora sappiamo che non possiamo realizzare certe cose, sopratutto per un motivo di costi dei materiali, ma ancora una volta però ci smentiamo, infatti “l’imminente” missione alla scoperta di Marte, continua a far macinare idee agli esperti di scenari possibili, ovvero come Marte potrebbe diventare la seconda terra, anche se molte teorie dicono che lo sia già stata. Fare di Marte una sorta di estensione del nostro pianeta. Sono certo che se così fosse, passerebbe poco tempo che qualche governo proponga un ponte tra le due. Le illustrazioni sono di Don Davis illustratore “spaziale”.

Le città di nessuno.

Il fenomeno delle “New Towns” o delle “Città giardino” ha sempre interessato i paesi in forte sviluppo demografico, supportati da benessere economico e con molto spazio su cui operare. Sta di fatto che l’America si è formata così, tutto quello che c’era tra la costa est e la costa ovest, doveva diventare città, strade, scuole e così via; quindi le New Towns fiorivano letteralmente come fiori nel deserto. La diga di Roosevelt ha salvato la vita a molte di quelle città, che hanno bisogno di acqua per alimentare piscine, dove acqua non c’è, ecco quindi che si presenta il problema dell’impatto ambientale delle New Towns, che nei giorni nostri sono tradotte come isole ecologiche, comuni stile anni 70, dove l’uomo vive in simbiosi con la natura. Ma non è sempre così, infatti il numero di città che non sono ecologiche contro il numero di città che lo sono non è equilibrato, dovremmo ripensare tutte le città, sebbene le vecchie città siano “New”?

Malmo, Quartiere eco-city, Svezia.

Si, almeno è quello che si fa nel nord Europa, dove tutte le nuove città ma anche le vecchie vengono messe a nuovo per essere conformi alle nuove esigenze ambientali. Obama se ben ricordate lo aveva detto, ma purtroppo poco è stato fatto. E’ interessante poi osservare che ora in Cina sta succedendo lo stesso, mentre vecchi villaggi vengono distrutti e paesaggi mozzafiato vengono allagati per  il bene energetico e infrastrutturale del paese, sorgono molte altre città sulla costa, città fantasma, accompagnate da gigantesche e inutili opere dall’aspetto improbabile. Pensandoci ancora però ci accorgiamo che lo stesso fenomeno è avvenuto ed è ancora in corso tra le sabbie dei potenti paesi arabi, che sono saturi di edifici e hanno intere torri vuote, che prendono polvere, belle e perfette ma inutili come bomboniere. A proposito, notizia recente ci fa sapere che il Guggenheim di Gehry ad Abu Dabi, si farà, ma i lavori non inizieranno prima del 2013; e sarà accompagnato da alcune delle più grandi e ambiziose opere della storia… ma per chi? Per la sabbia? … Fatto sta che per l’architetto le New Towns hanno sempre avuto un fascino indescrivibile, sono una opportunità di mettere in scena se stessi ha 360°, è come scrivere una biografia, ma a quale prezzo?

L’opera in apertura è di Ross Racine della serie “Digital suburbias”

9 September 2011 | Ark.inU Architecture +Ark.inU Art

La non-architettura.

La teoria della “Non-architettura” o “Architettura di carta” è la così detta tendenza a progettare costruzioni impossibili da realizzare, l’architetto Lebbeus Woods è uno dei principali se non il fondatore della teoria stessa, il suo blog è davvero interessate e analizza l’architettura nella maniera in cui l’architetto che lavora solo per costruire non capisce. Lo studio austriaco Atelier Olschinsky sembra aver colto il giusto spirito della teoria nella serie di disegni “Cities”. Le città di Atelier Olschinsky sono città extraterresti, lontane dal concetti chiave che gestiscono la nostra società, ma questo non significa che siano il modo sbagliato di pensare la città. Eliminare le strade, aumentare la densità, trasformare gli edifici in macchine, esseri biologicamente compatibili a noi… impossibile da costruire ora ma questo non significa non sia Architettura.

Venice CityVision.

Venezia è la città più iconica la mondo… molto più di Parigi o New York, è un fatto di proporzioni… Ma pensare al futuro di Venezia non è semplice, anche perchè molto probabilmente non  avrà un futuro. Ma questo non ci vieta di immaginarne uno, o perlomeno di avere una “visione” sul futuro di questa città. Venice CityVision è stato un concorso internazionale che ha visto vincitori lo studio BAM! di Torino. I progetti presentati sono troppi per vederli tutti, ma sul sito di Venice CityVision potete scorrerli tutti. Vediamo invece alcuni progetti selezionati e il vincitore.

Il progetto di Bam! consiste nella creazione di piazze nell’acqua. Secondo lo studio infatti i canali sono parte integrante della vita veneziana e i canali non sono solo mere strade. In barca la percezione della meravigliosa città viene distorta dall’acqua, creando diverse viste e luoghi… perchè non usare questi luoghi?

Qui altri progetti interessanti, uno che riflette sul “commercio” e uno sulla città mercantile dove vivono diverse culture, lascio a voi il giudizio:

Futurama – parte 1.

Il futuro dell’architettura è il parametricismo. Così annunciò Patrick Shumacher e la sua complice Zaha Hadid, di cui vediamo uno “schizzo” sopra, ma con questa mini serie di articoli voglio dimostrarvi che non hanno inventato nulla questi due. La volontà di esprimersi e progettare con forme che si armonizzano con l’ambiente è molto diffusa ora ma lo era anche 60 anni fa, quindi è possibile dimostrare che questa corrente di pensiero non è certo nata nel 2000, Shumacher l’ha solo messa per iscritto. Qui alcune opere di 3DELUXE, che vanno contemplate e non capite, certo che così facendo non si legge una architettura… a breve la parte seconda come vedremo un confronto con l’architettura “parametrica” del passato.