Ark.inU blog

Città al buio.

Eccoci!!! Siamo tornati dalle "vacanze"… meglio rimettersi subito a lavoro! 

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Oggi vediamo delle suggestive foto di Thierry Cohen, fotografo francese che ha immaginato di immortalare le città durante un blackout. E così ha fatto! Ha "spento" ogni luce in diverse città del mondo. Sappiamo bene che l'inquinamento luminoso è un piaga assurda, le città proiettano tanta luce in cielo per nulla, eppure è così facile creare sistemi di illuminazione che non disperdano luminosità… poi ovvio, contano le case, le auto, tutto arricchisce il pacchetto. Eppure se tutte le città fossero al buio per una notte vedremmo il cielo come mai prima. Purtroppo la quantità di stelle che non vediamo è enorme, perchè il loro brillare viene sopraffatto dalla nostra luce. Sarebbe bello, se per un attimo potessimo goderci il cielo come facevano i nostri nonni…. esiste un episodio de i Simpson su questo argomento. 

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[fonteimmagini:thierrycohen]

21 November 2012 | Ark.inU Architecture +Ark.inU Art

Who’s this guy!? – Dionisio Gonzalez.

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In realtà sono sicuro che lo conoscete. Lo abbiamo visto alcuni anni fa in Biennale a Venezia, con le sue Favelas rivisitate. Le foto ritoccate di Dionisio Gonzalez sono famosissime non solo nel campo. L'interessante è il metodo, perché lui mette le sue abilità grafiche sopra il progetto e crea ipotesi di "inserimenti". Un bel gioco che ogni progettista ha provato a fare. Fare un progettino e poi dirsi: "ma se lo metto li sta bene? Stride? beh! se stride meglio!!". Il suo elaborare è coerente con il suo modo di vedere l'architettura, assolutamente decostruttivista. Ma quando ci imbattiamo nella serie di ipotesi veneziane ci viene un colpo. Dionisio ha fatto i suoi inserimenti anche nella città iconica, non ci ha messo solo sue fantasie, ma anche i progetti dei Maestri mai realizzati, come l'ospedale di Le Corbù, il palazzo dei congressi di Khan e casa Masieri di Lloyd. Una stupenda e breve illusione, ovvero… architettura. 

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[fonteimmagini:dionisiogonzalez]

L’urbanistica della cattiveria.

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Si chiama "Out of place" letteralmente, fuori posto, la serie di immagini raffiguranti interventi urbanistici frutto della cattiveria pura di Robert Rickhoff. Elaborazioni fotografiche che ci fanno trasalire perché sappiamo che in quella situazione potrebbe succedere qualcosa di terribile. Cose simpatiche tanto per ridere. 

E20 12.


Grazie alle foto di Giles Price possiamo vedere il villaggio olimpico non solo dall’alto, ma anche durante la realizzazione. Foto di eccelsa qualità ci mostrano i retroscena, i making of, e le persone che ne hanno preso parte. La serie di foto, esposte a “The Crossing” a King’s Cross fino all’8 prossimo venturo, è intitolata “E20 12: under costruction”. Ci sono voluti due anni di lavorazione ma queste foto sono diventate un documento della trasformazione colossale che Londra ha subito in questi anni, speriamo che non sia tutto lavoro sprecato invano come successe per Atene e tante altre… Londra è cambiata non ve dubbio e l’immenso processo che le Olimpiadi hanno scatenato nella metropoli non si è ancora fermato e continuerà per molto anche dopo la chiusura dei giochi. Nelle foto di Giles vediamo il cambiamento, ma ci mostrano anche una esclusiva prospettiva sulle opere realizzate dai grandi per questo evento, notiamo i disegni, i progetti, tutto come è stato pensato ora è qui, pronto per essere utilizzato. Il lato nobile di questo lavoro… ed è ironico come tutto questo scompaia dalla vista degli utenti quando tutto la macchina sarà in moto… d’altro canto se fai una cosa bene nessuno se ne accorge.














25 May 2012 | Ark.inU Art

I giochi con la realtà.


Daniel Eatock si diverte a collezionare immagini. In un turbinio maniaco ossessivo le sue foto raccontano il quotidiano, il tempo, ma allo stesso livello anche l’assurdo, il possibile e l’impossibile. Londinese, Daniel si descrive bene dicendo di essere l’artista delle coincidenze e delle contraddizioni. Un designer che vuole fare il grafico e un grafico che non è designer che vuole fare arte, in un limbo che gli sta stretto Daniel produce immagini che lasciano interdetti per la loro semplicità e molto spesso per il loro significato, come per la serie “Cerchi in un minuto” o “Cerchi in un ora” in cui è il tempo a dettare il disegno all’artista e non viceversa. Daniel non è sconosciuto; ha disegnato il logo di Canal+, la famosissima emittente francese, ha tenuto workshop allo IUAV ed era uno dei designer che ha concorso per il logo di Londra 2012. Le sue opere possono sembrare ridicole ma è ridicolo chi le sottovaluta.





E’ solo un gioco 2 – Reality Cues.

Ogni due per tre bisogna che qualcuno ci ricordi che l’architettura non è altro che una mutazione genetica dell’arte… e visto che l’arte non è altro che il più alto dei giochi, anche l’architettura lo è per osmosi. Reality Cues è un collettivo di studi e editori di architettura e arte che si uniscono per trasmettere al mondo la materia con tanta ironia. Attraverso realtà possibili e palesi prese in giro, Reality Cues ci fa ridere e sdrammatizza molto la pratica… più vecchia del mondo.





La costruzione in un mito.




In una Europa del 1968 presa dai tumulti dalla rivoluzione degli studenti, nasce nella mente del presidente francese George Pompidou l’idea di costruire un simbolo culturale nella città. Il simbolo della modernità nel mezzo del quartiere latino, un monolite alla cultura e nonché il suo cenotafio. Saranno Renzo Piano e Richiard Rogers nel 1969 ad iniziare i lavori di quello che sarebbe stato uno dei monumenti della contemporaneità. Il Centre Pompidou non è solo un museo, è un simbolo e con queste foto d’epoca, in questo periodo decisamente di grandi cambiamenti, vediamo come un’opera architettonica sia ora come sempre il fulcro di una coscienza collettiva. Il cambiamento è possibile.



25 April 2012 | Ark.inU Art

I voli di Li Wei


Bisogna chiarire le idee. Crediamo che tutto sia possibile perché viviamo in un tempo dove tutto sembra poter essere possibile. Non distinguiamo reale da illusorio. E un discorso che avevamo già fatto che le foto di Victor Enrich. Ora vi propongo altre foto che fanno altrettanto il giro del web. Mi fa un po’ ridere sentire qualcuno che guarda queste foto e dice “i soliti cinesi”, senza fermarsi e ragionare per capire se quelle immagini sono vere o no. Li Wei è cinese, questo è vero, ma le sue foto non sono reali, sono naturalmente fotomontaggi. Il digitale è l’infinito, non esistono leggi fisiche. Le sue foto sono movimento, poesia, illusione… devo ammetterlo sono un grandissimo fan, perché quando si riesce a ingannare il cervello allora si ha raggiunto un punto magistrale nella propria arte.








[fonteimmagini:liwei]

10 April 2012 | Ark.inU Art

Metropoli silenziose.






Si chiama “Silent Metropolis” la serie di foto di Lucie & Simon. Luoghi iconici fotografati senza persone, per coglierne lo spazio come mai potremmo. Questi scenari quasi post apocalittici racchiudono un forte simbolismo metafisico, ritraendo l’ambiguità dell’esistenza; tra milioni, eppure infinitamente soli.

[fonteimmagini:lucie&simon]

Fotografia collettiva.


Pep Ventosa, fotografo spagnolo, realizza fotografie collettive, ovvero sovrappone centinaia di scatti per crearne uno solo. Il risultato varia tra un opera futurista e le foto di un fotografo ubriaco. La parte interessante sta nel fatto che anni fa i grandi monumenti potevamo essere fotografati solo da pochi e le cartoline andavano di grand moda. Ora i tempi sono cambiati, la gente può viaggiare molto e con una fotocamera digitale può immortalare ogni dettaglio del mondo. Ecco che le foto del Ponte Vecchio o Piazza Tienanmen si moltiplicano sul web e ogni foto ha la sua angolazione, esposizione, saturazione ecc. Con l’operazione di Ventosa tutte queste foto vengono poste una sull’altra per creare lo scatto definitivo. Questo tipo di opera era già stata fatta per determinare il viso di ogni razza sul pianeta, sovrapponendo migliaia di foto.