Ark.inU blog

9 November 2012 | Ark.inU Architecture

La casa come un vaso.

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Vo Trong Nghia è un architetto (dal nome impronunciabile) di origini vietnamite e formatosi in Giappone. Un suo bellissimo progetto è la "Green stacking". La casa ha una falsa facciata composta da contenitori per piante che rompono la proporzione e il ritmo dei piani, confondendo la scala dell'edificio, inoltre questo ibrido cerca di essere gentile con l'ambiente. Peccato che questa torretta-townhouse sorga in un quartiere di casupole ad non più di due livelli. Il progetto avrebbe reso molto di più se fosse stato incastrato in una città come Londra. 

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TYIN, i pionieri della autocostruzione.

Lo studio norvegese TYIN tegnestue Architects, (di cui avevamo parlato qualche anno fa) oltre ad occuparsi di progetti in patria si è sempre dedicato a progetti in aree in via di sviluppo. I progetti in Thailandia, Uganda e Indonesia sono diventati non solo degli splendidi esempi si architettura per paesi in via di sviluppo, ma anche di architettura “autocostruita”, ovvero costruita non da operai ma da gli stessi clienti, con le conoscenze e le tecniche locali e nel caso non ci fossero tali tecniche lo studio prevedeva prima all’insegnamento e poi alla costruzione collettiva dell’opera. Questo è naturalmente qualcosa di estremamente significativo, che lancia una via di sviluppo controllata e sostenibile, che sarebbe giusto applicare non solo in paesi poveri. Il progetto viene realizzato passo passo con gli architetti dello studio che rivestono ogni ruolo di coordinazione e lasciano il lavoro ai cittadini e alle comunità che andranno ad usare tali costruzioni e il risultato è senza dubbio spettacolare: le biblioteche, gli edifici pubblici, le case acquistano un nuovo aspetto, certo sicuramente più “architettonico” e meno tradizionale, ma funzionale, senza considerare la cosa più importante, il senso di realizzazione che ne deriva da questa operazione; e forse ancora più importante il fatto che non ci siano soldi in circolo, perché tutto viene fatto localmente, con materiali locali, la manodopera non esiste. Forse siamo davanti alla sacra sindone dell’architettura economicamente sostenibile.








9 February 2012 | Ark.inU Fashion +Ark.inU Video

Abbigliamento catalitico.

Lo so in principio fà ridere, ci ricordiamo della marmitta, ma questa nuova invenzione è in realtà una vera rivoluzione. Una designer inglese Helen Storey, con il supporto tecnico dello scienziato Tony Ryan, ha sviluppato un tessuto catalitico, ovvero inducendo una reazione chimica esponenziale questo tessuto è capace di purificare l’aria. Esatto… E la cosa eccezionale è che il tessuto non si trasforma in una sorta di filtro puzzolente, perché il catalizzatore rimane inalterato dalla reazione chimica che egli stesso sviluppa. Questo tessuto potrebbe davvero rivoluzionare il mondo; provate a pensare a 7 miliardi di persone che indossano abiti confezionati con una stoffa che purifica l’aria. Certo, rimane un prototipo, ma il tessuto funziona e ci sono già degli sviluppi anche in capo architettonico, perché qualcuno si è detto: e se lo applicassimo agli edifici?…
Guardiamo il film di presentazione del tessuto, molto ben fatto… e anche un bel lavoro di animazione per tracciare la divulgazione nel mondo di questa sensazionale invenzione:

(Fe) Catalytic Clothing from Protein® on Vimeo.

Living Map. Catalytic Clothing. from Helen Storey Foundation on Vimeo.

11 November 2011 | Ark.inU Art

Benvenuti a Natura.

Polemica e interessante la serie di immagini di Ilka Halso, un artista finlandese. Le foto si intitolano “Museum of nature”, offrono uno spunto di riflessione sul rapporto che abbiamo con la natura, vista come un museo appunto, un parco divertimenti, un qualcosa di sempre più raro e degno di attenzione, una attenzione che come avviene nei musei, può essere interessata o no. Questa nuova scoperta, questo oggetto, va preservato ma allo stesso tempo va goduto il più possibile. E’ anche interessante che le strutture che Halso allestisce in queste immagini, siano molto effimere e diano l’impressione di cadere e rompersi da un momento all’altro. Ottime macchinazioni digitali e cantieri fittizi ci danno l’illusione che questo museo esista, anche se in realtà non è una illusione, anzi, sebbene esagerato è questo il futuro che si prospetta per quella che un tempo era conosciuta come natura e ora si chiama Natura.

Fastvinic.

Alfons Tost è uno studio di interior design spagnolo, che ha realizzato gli interni di “Fastvinic” una panineria a Barcellona. La particolarità degli arredi è che non sono nuovi, infatti tutto nel locale è stato riciclato, tavoli, scaffali, sedie, persino i lavandini. Ora vi immaginate un locale che somiglia ad una discarica immagino, ma in realtà il risultato è fantastico. Un accorgimento tecnico e molto simpatico sono le piante poste sopra ad ogni tavolo, sono stimolate con ultravioletti e sono pensate per dare al locale freschezza sensoriale, oltre che visiva. Il misto tra stile casalingo e industriale che gli oggetti riciclati danno a questo spazio è perfetto, non solo è contemporaneo, ma aiuta a creare l’identità del locale, che si propone come un pezzo di casa del cliente, sempre pronto per un buon panino e un picchiere di vino. A contribuire alla riuscita del quadro generale, quella leggera vena di design scandinavo, che ci sta sempre.

22 September 2011 | Ark.inU Music +Ark.inU Video

Back to the start.

Ridurre l’imbatto ambientale delle attività dell’uomo deve essere nel 2011 la priorità per qualsiasi azienda del Pianeta. La Chipotle Cultivate Foundation si impegna perché le sue coltivazioni e allevamenti rispettino l’ambiente, e per farlo sapere ha realizzato un meraviglioso video accompagnato da una cover di “The scientist” dei Coldplay cantata dal celebre chitarrista americano Willie Nelson. Vediamo e ascoltiamo. La cover è acquistabile su iTunes a 0.99€.

24 May 2011 | Ark.inU Architecture

BASEhabitat.

BASEhabitat è un gruppo che seguo da molto e mi affascina ogni volta sempre di più, il loro scopo è realizzare architetture in paesi in via di sviluppo, con i mezzi e materiali del posto, creando meravigliose architetture sostenibili. Eseguono diversi workshop sparsi per il mondo per imparare a costruire con materiali e tecniche locali, hanno redatto un “Manifesto per l’habitat sostenibile” dove elencano quello che sa da fare per riuscire a vivere su questo pineta per non distruggerlo ma conviverci. Il loro lavoro è senza dubbio di un livello a dir poco spaventoso, non solo dal punto di vista della qualità, questi ragazzi si sporcano pure le mani, e creano spazi che non avrebbero modo di esistere in certi paesi, si prendono la briga di dare una spinta a questi paesi in via di sviluppo in modo che questo sviluppo avvenga, ma tutto ciò, non è creando centri commerciali nel deserto, ma creando case e scuole e costruendole con la stessa tecnica autoctona. E veramente meraviglioso quando anche si vede anche l’architettura fa veramente del bene.

18 May 2011 | Ark.inU Architecture

SAIE 2011.

La serie di conferenze che promuovono il SAIE p.v. passa anche per Udine, e io mi trovo proprio in aula A in sede Rizzi dove la conferenza sta per iniziare. Il tema è “Sostenibilità e Involucro” e verranno trattati temi quali: sistemi sostenibili per l’architettura, materiali e prodotti per l’architettura, Involucro e certificazione sostenibile. Come dicevo il tutto inizia tra poco e finirà verso le 13.00. Naturalmente il corso di architettura patrocina la conferenza che riunisce Massimo Rossetti, Fabio Raggiotto, Raimondo Lovati, Michele Nardo, Fabio Viero, Iris Visentin e naturalmente Bertagnin. A chi di voi è già seduto e si è registrato auguro buona visione, a chi deve ancora arrivare consiglio di sbrigarsi!..