Ark.inU blog

18 December 2012 | Ark.inU Architecture

Il solaio “waffle”.

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I waffle, quelle cialde meravigliose e ultra caloriche che stanno sempre di più prendendo piede in tutte le gelaterie e yogurterie del paese sono una benedizione per consolarsi dopo un esame non passato, una revisione da manicomio o un cliente insopportabile, ma qui non si parla di dolciumi, ma di solai. Partizioni  orizzontali ecc. Lo studio Alacorn+Asociados ( si sente che sono spagnoli?) ha ideato un nuovo tipo di solaio, anzi un nuovo sistema costruttivo, chiamato "HOLEDECK", prefabbricato il calcestruzzo, "traforato" per poter alloggiare tubi, cavi e compagnia bella. Riducendo lo spessore di tutto questo pacchetto tecnico si risparmia spazio utile. Una soluzione semplice ma utilissima e geniale, ovvero un esempio di buon design. Chi scinde tecnica e composizione meglio vada a servire waffle….

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La costruzione in un mito.




In una Europa del 1968 presa dai tumulti dalla rivoluzione degli studenti, nasce nella mente del presidente francese George Pompidou l’idea di costruire un simbolo culturale nella città. Il simbolo della modernità nel mezzo del quartiere latino, un monolite alla cultura e nonché il suo cenotafio. Saranno Renzo Piano e Richiard Rogers nel 1969 ad iniziare i lavori di quello che sarebbe stato uno dei monumenti della contemporaneità. Il Centre Pompidou non è solo un museo, è un simbolo e con queste foto d’epoca, in questo periodo decisamente di grandi cambiamenti, vediamo come un’opera architettonica sia ora come sempre il fulcro di una coscienza collettiva. Il cambiamento è possibile.



TYIN, i pionieri della autocostruzione.

Lo studio norvegese TYIN tegnestue Architects, (di cui avevamo parlato qualche anno fa) oltre ad occuparsi di progetti in patria si è sempre dedicato a progetti in aree in via di sviluppo. I progetti in Thailandia, Uganda e Indonesia sono diventati non solo degli splendidi esempi si architettura per paesi in via di sviluppo, ma anche di architettura “autocostruita”, ovvero costruita non da operai ma da gli stessi clienti, con le conoscenze e le tecniche locali e nel caso non ci fossero tali tecniche lo studio prevedeva prima all’insegnamento e poi alla costruzione collettiva dell’opera. Questo è naturalmente qualcosa di estremamente significativo, che lancia una via di sviluppo controllata e sostenibile, che sarebbe giusto applicare non solo in paesi poveri. Il progetto viene realizzato passo passo con gli architetti dello studio che rivestono ogni ruolo di coordinazione e lasciano il lavoro ai cittadini e alle comunità che andranno ad usare tali costruzioni e il risultato è senza dubbio spettacolare: le biblioteche, gli edifici pubblici, le case acquistano un nuovo aspetto, certo sicuramente più “architettonico” e meno tradizionale, ma funzionale, senza considerare la cosa più importante, il senso di realizzazione che ne deriva da questa operazione; e forse ancora più importante il fatto che non ci siano soldi in circolo, perché tutto viene fatto localmente, con materiali locali, la manodopera non esiste. Forse siamo davanti alla sacra sindone dell’architettura economicamente sostenibile.








24 May 2011 | Ark.inU Architecture

BASEhabitat.

BASEhabitat è un gruppo che seguo da molto e mi affascina ogni volta sempre di più, il loro scopo è realizzare architetture in paesi in via di sviluppo, con i mezzi e materiali del posto, creando meravigliose architetture sostenibili. Eseguono diversi workshop sparsi per il mondo per imparare a costruire con materiali e tecniche locali, hanno redatto un “Manifesto per l’habitat sostenibile” dove elencano quello che sa da fare per riuscire a vivere su questo pineta per non distruggerlo ma conviverci. Il loro lavoro è senza dubbio di un livello a dir poco spaventoso, non solo dal punto di vista della qualità, questi ragazzi si sporcano pure le mani, e creano spazi che non avrebbero modo di esistere in certi paesi, si prendono la briga di dare una spinta a questi paesi in via di sviluppo in modo che questo sviluppo avvenga, ma tutto ciò, non è creando centri commerciali nel deserto, ma creando case e scuole e costruendole con la stessa tecnica autoctona. E veramente meraviglioso quando anche si vede anche l’architettura fa veramente del bene.

18 May 2011 | Ark.inU Architecture

SAIE 2011.

La serie di conferenze che promuovono il SAIE p.v. passa anche per Udine, e io mi trovo proprio in aula A in sede Rizzi dove la conferenza sta per iniziare. Il tema è “Sostenibilità e Involucro” e verranno trattati temi quali: sistemi sostenibili per l’architettura, materiali e prodotti per l’architettura, Involucro e certificazione sostenibile. Come dicevo il tutto inizia tra poco e finirà verso le 13.00. Naturalmente il corso di architettura patrocina la conferenza che riunisce Massimo Rossetti, Fabio Raggiotto, Raimondo Lovati, Michele Nardo, Fabio Viero, Iris Visentin e naturalmente Bertagnin. A chi di voi è già seduto e si è registrato auguro buona visione, a chi deve ancora arrivare consiglio di sbrigarsi!..