Ark.inU blog

20 November 2012 | Ark.inU Design

Il carretto di Cibic.

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Il designer milanese Matteo Cibic ha pensato ad una soluzione creativa per creare un nuovo sistema di arredo urbano a Milano. Delle pacche mobili che fungono anche sa vaso, contenendo piante e alberi. Sono inoltre un hub tecnologico per ricaricare i nostri devices portatili, e connetterci a internet tramite wifi. Questi oggetti dovrebbero essere grandi come auto, anzi come auto elettriche, che attraverso un gancio traino (o potentissime calamite) possono formare dei trenini e autonomamente disporsi a random in città. Questi robot-giardino sarebbero la soluzione per lo scarsissimo verde pubblico cittadino di Milano, ma non forse per la scarsità dei parcheggi!… magari in questo futuro "Cibichiano" ci sono meno auto…. ma allora che senso avrebbero questi così?… Concetto interessante e sicuramente da sviluppare ulteriormente! 

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15 November 2012 | Ark.inU Art

Tesoro, c’è un Buco nero in giardino.

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La catastrofica possibilità che si formi un Buco nero sul nostro pianeta sembra essere poco plausibile, ma dopo che il CERN ci ha "allarmato" ormai è una delle tante fantasie apocalittiche…. mah…. Nel frattempo TOPOTEK 1, meraviglioso studio di progettazione tedesco ha realizzato un concept molto affine al concetto di Buco nero, o se vogliamo al concetto di "Ponte di Einstein-Rosen". Al Xian Garden Show dell'anno scorso, in Cina, lo studio ha presentato "Big dig", una istallazione singolare composta da una enorme buca nel terreno che somiglia (per quanto ne sappiamo) alla forma che assume un Buco nero. L'idea è questa: Perchè non fruttare la scoperta di Einstein e Rosen? Essa enuncia in parole povere che due Buchi neri posso essere collegati tra loro a distanza ed è probabile che formino un passaggio temporaneo attraverso lo spazio. In questo portale il tempo non esiste, dato che non può esistere all'interno di un Buco nero, perciò se riuscissimo a viaggiare attraverso questi portali potremmo attraversare enormi distanze in nessun tempo.

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Lo so…. è moooolta fantascienza, ma io tutto sommato di Einstein mi fiderei…. insomma…. no?

Tornando al progetto, lo studio ha quindi pensato che potremmo fare lo stesso sul nostro Pianeta, bucandolo da parte a parte creando una serie di portali che permetterebbero alle diverse Nazioni di comunicare più facilmente, ridurre i costi di trasporto e naturalmente i tempi… nonché il traffico aereo… Se siete ancora scettici e state facendo una faccia da "ma per piacere", posso solo dirvi che chi si pone un limite fa il primo grade errore della sua vita, i limiti non esistono quando si parla di creatività, l'unico limite è quello che ci imponiamo noi. Se c'è un modo per viaggiare nello spazio e nel tempo, per ora, è solo attraverso la nostra creatività. 

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Coccodrillo per un Visionario.

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Oggi è mio mesto dovere comunicarvi la morte di uno dei più eccelsi architetti che siano mai vissuti. Lebbeus Woods è mancato all'età di 72 anni. Woods è stato il Visionario per eccellenza, colui che dedica la sua vita all'architettura perché è quello che ama, un teorico che ha contagiato la mente di milioni di persone. Non costruì mai nulla di relativamente importante se non per una opera poco tempo prima di morire, il "padiglione della luce", una installazione luminosa che è stata montata nel complesso "CapitaLand Raffles City Chengdu"  appena finito da Steven Holl in Cina. Rimarranno i suoi strabilianti disegni, tutti i suoi concept. Lavorò per diversi film di fantascienza, come Alien. Un artista, un vero Visionario. Woods non fece mai compromessi con la sua visione, e per tutta la sua carriera continuò a insegnare e perpetrare le sue idee che hanno permeato la coscienza collettiva, non solo degli architetti, ma di chiunque abbiamo visto o si sia mai interessato a scenari possibili per il nostro futuro. E' davvero una grande perdita per il mondo dell'arte.

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29 October 2012 | Ark.inU Design

Simple as Antrepo.

Antrepo è un gruppo di consulting per l'immagine di aziende e marchi. Quando mi sono imbattuto nei loro prodotti semplificati ho pregato che fossero veri. Mi spiego: pochi giorni fa abbiamo visto le pubblicità se fossero state fatte ad Apple… l'approccio minimal, diretto e conciso al punto è davvero interessate. Nel tempi passati abbiamo sempre puntato sul "di più" per essere notati, forse è giunto il momento di andare nel verso opposto… dopo tutto, less is more… così tanto per essere banali. So bene che il minimal non è nato ieri, anzi gli anni 90 sono il Sacro Graal del genere, ma forse stiamo andando verso la rinascita del genere. Per gli architetti, quelli seri, il meno è sempre stato importante, e non è solo colpa di Mies. Come sappiamo bene la semplicità non è per nulla semplice da fare, soprattutto in architettura. In pubblicità o nel branding la semplicità è ancora più difficile, perchè un prodotto o un marchio deve avere delle particolare qualità psicologiche che a volte… anzi, molto spesso, in architettura si ignorano. Ecco perchè queste ipotetiche nuove etichette minimali sono così importanti; la domanda è una sola: lo compreresti ancora? In un mercato enorme e sconfinato ci chiediamo: sono ancora utili tante immagini e colori? La Nutella sa di nulla senza etichetta?… Riflettiamo… 

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4 July 2012 | Ark.inU Design

Tech-garden.


Il concetto di pubblica utilità è molto vecchio. In tempi passati le fontane fornivano acqua potabile ai cittadini, poi con l’avvento della tecnologia le cabine telefoniche sparse per la città hanno messo in comunicazione le persone anche fuori casa… ora con internet la velocità di scambio di informazioni e i limiti spaziali sono infiniti… sebbene esistano ancora delle limitazioni… il wi-fi non è libero ovunque e non è possibile per tutti avere degli hot-spot personali… come fare? In una città ci sono molte panchine, la gente vi si siede per rilassarsi o per attendere mezzi ecc… quindi è un ottimo approdo per internet. Il progetto lo hanno sviluppato Mathieu Lehanneur con JCDecaux (agenzia di arredo urbano francese), si tratta ancora di un prototipo ma è del tutto attivo a Parigi in un parco vicino Champs-Elysées. Sedute dotate di connessione wi-fi e una pensilina iper tecnologica per coprire il tutto, con tetto verde e pannello interattivo… forse leggermente appariscente, ma il design è molto curato e l’utilità è indubbia, sebbene ancora limitante.

Il libro che non può attendere.


In lingua originale: “El libro che no puede esperar”. Il concetto di questo, chiamiamolo “esperimento”, può sembrare puramente filosofico ma in realtà è semplicemente pratico. L’editrice argentina Eterna Cadencia con la collaborazione di Draftfcd, agenzia creativa di Buenos Aires hanno realizzato il libro che scompare. Il concetto è questo: noi compriamo libri che poi magari non leggiamo per mesi o anni, i libri ci aspettano tanto non hanno nulla da perdere, ma gli scrittori si, perché se non hanno feedback sui loro lavori non sapranno mai se farne un secondo, così per stimolare l’industria editoriale e soprattutto la lettura è stato sviluppato un inchiostro che scompare in 2 mesi… beh credo abbiate capito… vediamo il video:

Con Google negli occhi.



Ieri Google ha presentato diverse cose, la prima è la seconda versione di “Art Project“, ovvero il catalogo mondiale dei musei. Ma la cosa che ha fatto più scalpore è la seconda. Vediamo sempre meno concept perché siamo in un momento dove non ci prendiamo più il lusso di pensare… ma è totalmente sbagliato. Perché proprio nei momenti di crisi nascono le rivelazioni. Google presenta “Project Glass”, il concept per un occhiale iper-futuristico, che ci permetterebbe di gestire la nostra vita in modo nuovo. Non solo le interazioni sociali, ma ogni tipo di aspetto. Insomma, in quella che ormai è definita ufficialmente la “post-pc era” Google fa il lancio più lungo e sebbene questo sia solo un concept, non ve nessun dubbio che il punto di arrivo deve essere quello. Per quanto riguarda il design l’oggetto è iper minimale, possiamo dire che è un design già visto, nel senso che in film di fantascienza si vede spesso. una banda dello spessore 2cm circa collega l’orecchio all’occhio e alle “lenti”, che in realtà non esistono. L’hardware dunque è davvero ridotto all’osso, ma d’altro canto funziona come un cellulare, con il piccolo problema che è attaccato alla testa 12 ore al giorno… cosa su cui si dovrà lavorare… per capire come funziona vi lascio al video:

[fonteimmagini:google+projectglass]

AGGIORNAMENTO: Il progetto è stato appena presentato e già cominciano a fioccare le parodie su You Tube:

30 March 2012 | Ark.inU Architecture

Niente paura, solo panico.

Questa striscia di Calvin e Hobbes dice tutto. Innumerevoli volte ci siamo trovati in questa situazione; anche se ci sono due tipi di progettisti: coloro che non hanno paura della “carta bianca” e coloro a cui serve un limite. Le Corbù diceva che l’architettura nasce dal contesto, ovvero una volta analizzato non solo il terreno, ma tutto ciò che lo circonda, capito come funzionano di trasporti, quale sia l’orientamento migliore ecc…capire la differenza tra costruire in Brasile o in Islanda… poi possiamo progettare. Beh, direte voi, ovvio. No, non è così ovvio, lo è per la maggior parte di noi, che avendo assunto questi criteri fin dall’inizio della propria formazione e istruzione ora ha un criterio fisso e quando progetta non è preso da quel panico dell’ultimo minuto di cui parla Calvin. C’è dell’altro quindi. Quando nasce il panico? Il panico dell’ultimo minuto nasce molto spesso quando quel limite di cui parlavamo prima sfuma. Per esempio quando il progetto ha una dimensione colossale o infinitamente piccola. Il limite tende a infinito. Ciò accade molto spesso con la “carta bianca”, accadeva sempre a Leonardo da Vinci, e tanti altri artisti, i quali una volta concluso un quadro o una statua, non smettevamo mai di ritoccarla, vedevano sempre qualcosa che poteva essere meglio, che poteva essere di più. La pura libertà creativa è il panico. Attenzione, ciò non significa: siate poco creativi! Tutt’altro! Il panico è estremamente positivo quando creiamo, perché proprio quando siamo persi nel infinito, paradossalmente, riusciamo a trovare una via di uscita ed a risolvere il problema che da soli ci siamo posti, può richiedere diverso tempo, ma solitamente funziona così. Ecco spiegato il panico del progettista. Se ognuno di noi potesse dar completo sfogo alla propria creatività ci sarebbe una baraonda infinita, il panico è quel semaforo naturale che regola la fuoriuscita di idee dal nostro cervello. Quindi mi sento di consigliarvi: Niente paura, solo panico.

F.U.C.K.


Non fatevi cattive idee. Il F.U.C.K, o Free Universal Construction Kit, una macchinazione cervellotica dello studio Free Art and Technology Lab (detti anche F.A.T., abbiamo a che fare con dei burloni). Il progetto è stato realizzato in parallelo con una azienda che produce stampanti 3D, infatti per il momento puoi solamente scaricare i file dei pezzi da stamparti comodamente a casa… dimenticavo, il concetto del tutto è appunto quello di creare qualcosa di universalmente compatibile con tutti i diversi sistemi di costruzioni in commercio, una metafora se vogliamo, che sicuramente cerca di entrare nel mondo del ludico ma ne rimane rigidamente distante proclamandosi come lavoro di concetto. Il gioco, se così vogliamo chiamarlo, è stato già testato dai più piccini, e sembra apprezzato. Curioso, inutile, concettuale. Ci sono o ci fanno?

The Free Universal Construction Kit from Adapterz on Vimeo.

Puntini, puntini, puntini.

Si chiamano “Desk DOTS” le sfere magnetiche di Dynomighty che diventano un sistema che più sistema non si può! Ogni parte è collegata con il tutto, con quanta più sinergia possibile! Le sfere sono pensate per diventare articoli per l’ufficio… ma in realtà possono essere qualsiasi cosa, dando immensa libertà creativa. C’è un solo un piccolo problema… questo prodotto che non esiste; o meglio non esiste più. La produttrice, che ci occupa principalmente di portafogli realizzati con le grafiche più disparate e rispettosi dell’ambiente, vendeva anche gioielli e articoli per l’ufficio magnetici. Il problema è sorto quando si sono resi conto che la produzione di così tanto materiale altamente magnetico creava gravi ripercussioni ambientali, nonché sulla salute. Dato che la compagnia si professa sostenibile, ha subito fermato la produzione delle palline magnetiche; meglio tardi che mai! Certo!… ma un buon design non avrebbe portato di certo a questo esito. Non ci resta che dire………….