Ark.inU blog

Città al buio.

Eccoci!!! Siamo tornati dalle "vacanze"… meglio rimettersi subito a lavoro! 

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Oggi vediamo delle suggestive foto di Thierry Cohen, fotografo francese che ha immaginato di immortalare le città durante un blackout. E così ha fatto! Ha "spento" ogni luce in diverse città del mondo. Sappiamo bene che l'inquinamento luminoso è un piaga assurda, le città proiettano tanta luce in cielo per nulla, eppure è così facile creare sistemi di illuminazione che non disperdano luminosità… poi ovvio, contano le case, le auto, tutto arricchisce il pacchetto. Eppure se tutte le città fossero al buio per una notte vedremmo il cielo come mai prima. Purtroppo la quantità di stelle che non vediamo è enorme, perchè il loro brillare viene sopraffatto dalla nostra luce. Sarebbe bello, se per un attimo potessimo goderci il cielo come facevano i nostri nonni…. esiste un episodio de i Simpson su questo argomento. 

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[fonteimmagini:thierrycohen]

28 November 2012 | Ark.inU Architecture

High Line Scozzese.

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La High Line di New York è sicuramente uno dei progetti più importanti del decennio. Forse per la singolarità dell'idea, forse per quel bagliore di natura in mezzo alla foresta di cemento, forse perché ha risposto ad una esigenza implicita nei newyorchesi… Sta di fatto che la High Line ha creato una progenie in tutto il mondo, la novità ha creato una voglia globale di camminare tra i tetti delle città in un elegante giardino urbano. Così anche in Scozia. Lo studio Biomorphis ha progettato il "Leith Walk", una passeggiata fra i tetti di Edimburgo. Particolarità del progetto è il "Leaf bridge", un ponte-origami che si ispira ad una foglia ovviamente. Ecco dunque un'altro intervento stile "high line"… attendiamo altre interpretazioni. 

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In Cina, la casa e la strada.

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La Cina non ci va sicuro per le leggere… in pochissimo tempo il governo ha rivoluzionato il paese creando immense infrastrutture e nuove città, alcune popolate ed altre no. Ma naturalmente questo Hausmmaniano rivoluzionamento costringe allo sfratto e demolizioni di migliaia di case, dato che come sappiamo la densità delle città cinesi è davvero elevata. Il caso più eclatante di fratto è quello colossale per realizzare la "Diga delle tre gole" il più possente e distruttivo intervento della Cina dopo la Grande Muraglia, interi villaggi e comunità spazzate via per creare l'immenso bacino di contenimento; senza considerare il meraviglioso paesaggio montuoso andato distrutto, rimasto intatto per secoli… Ma poi arriva Luo Baogen, un allevatore di anatre di 67 anni, che si rifiuta di abbandonare la sua casa sul quale terreno deve passare una nuova super strada. Ha pagato la sua casa schiera 70.000 euro e il governo gli paga un indennizzo per sfratto di 30.000, ma Luo non ci sta, il governo fa una seconda offerta aggiungendoci qualche migliaio, ma nulla Luo è saldamente ancorato in casa sua. Così i lavori iniziano, tutte le case vengono demolite… tranne quella di Luo, che ora abita in mezzo alla superstrada. La storia non è finita, il governo è deciso a demolire al sua casa e periodicamente la punzecchia con trapani e palle demolitrici….. poi…. quel che succede succede…. 

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22 November 2012 | Ark.inU Architecture

Ma cosa è successo al parco olimpico?

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Sono passati 4 mesi e ormai cominciamo a dimenticarci di Londra, il mondo ha un problema di ADHD, questo è sicuro. Però il grande sconvolgimento che ha subito Londra non è sicuramente da dimenticare, anzi, la città è sempre stata un motore continuo di novità e in campo architettonico quest'anno è stato super. La nuova "scheggia" ha cambiato il volto, lo skyline… ha cambiato tutto! Sembra che una cosa sia chiara, Londra ha scoperto la terza dimensione e sembra che le piaccia. Il parco olimpico è sicuramente la cicatrice più ambia in città e deve essere assolutamente rimarginata al più presto, non sia mai ci capiti una ghost town in mezzo a Londra. Nella storia delle olimpiadi sono stati pochi i villaggi olimpici buttati alle ortiche, primo fra tutti quello di Atene. Il progetto di Londra è ampio e ambizioso: primo fra tutti il parco, che sarà più del 40% dell'area e intitolato alla Sovrana, poi le residenze, ora 2800 ma che saranno 8000 alla fine dei conti, e poi le arene che saranno smontate, quella del basket, del polo, e le "ali" attaccate all'Acquatic Center di Zaha, così come grandi tende oscuranti dello stadio; che tra parentesi doveva essere ridotto quasi del 50%, ma poi si è pensato di tenerlo li. La visione finale è di un moderno quartiere cittadino bucolico, un rifugio a pochi passa dalla City. Li affianco di sarà anche la città costruita dall'IKEA… ma quella è un'altra storia. Se volete avere un posto in prima fila, come i vecchietti che guardano il cantiere, per seguire lo stato dei lavori potete vedere qui e soprattutto qui! 

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20 November 2012 | Ark.inU Design

Il carretto di Cibic.

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Il designer milanese Matteo Cibic ha pensato ad una soluzione creativa per creare un nuovo sistema di arredo urbano a Milano. Delle pacche mobili che fungono anche sa vaso, contenendo piante e alberi. Sono inoltre un hub tecnologico per ricaricare i nostri devices portatili, e connetterci a internet tramite wifi. Questi oggetti dovrebbero essere grandi come auto, anzi come auto elettriche, che attraverso un gancio traino (o potentissime calamite) possono formare dei trenini e autonomamente disporsi a random in città. Questi robot-giardino sarebbero la soluzione per lo scarsissimo verde pubblico cittadino di Milano, ma non forse per la scarsità dei parcheggi!… magari in questo futuro "Cibichiano" ci sono meno auto…. ma allora che senso avrebbero questi così?… Concetto interessante e sicuramente da sviluppare ulteriormente! 

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17 October 2012 | Ark.inU Design

Parchi.

Non è una caratteristica prettamente maschile. Siamo portati da fare continuamente paragoni, per ogni cosa. L'architettura poi è pregna di questi confronti: chi ha il grattacielo più alto, chi la popolazione più elevata, chi il parco più grande. Ovvio che sono dati utili, ma lo spirito di competizione non ci manca di certo, la storia dell'architettura insegna. Ho citato i parchi perchè proprio di parchi parliamo. Vediamo una serie di infografiche realizzate da Mikell Fine Iles, grafico, che ha riunito i più grandi parchi cittadini e gli ha confrontati in modo semplice e comprensibile, differenziandoli con un pattern. Vediamo qual'è il parco più grande, chi è nato prima, chi ha più visitatori all'anno e come sono orientati. 

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4 July 2012 | Ark.inU Design

Tech-garden.


Il concetto di pubblica utilità è molto vecchio. In tempi passati le fontane fornivano acqua potabile ai cittadini, poi con l’avvento della tecnologia le cabine telefoniche sparse per la città hanno messo in comunicazione le persone anche fuori casa… ora con internet la velocità di scambio di informazioni e i limiti spaziali sono infiniti… sebbene esistano ancora delle limitazioni… il wi-fi non è libero ovunque e non è possibile per tutti avere degli hot-spot personali… come fare? In una città ci sono molte panchine, la gente vi si siede per rilassarsi o per attendere mezzi ecc… quindi è un ottimo approdo per internet. Il progetto lo hanno sviluppato Mathieu Lehanneur con JCDecaux (agenzia di arredo urbano francese), si tratta ancora di un prototipo ma è del tutto attivo a Parigi in un parco vicino Champs-Elysées. Sedute dotate di connessione wi-fi e una pensilina iper tecnologica per coprire il tutto, con tetto verde e pannello interattivo… forse leggermente appariscente, ma il design è molto curato e l’utilità è indubbia, sebbene ancora limitante.

13 June 2012 | Ark.inU Video

Un lunapark a Buenos Aires.


Cosa c’è di strano in Lunapark a Buenos Aires? Primo: è perfettamente del centro cittadino; secondo: il lunapark non esiste. Se vi ho confuso bene… In realtà si tratta di un progetto di video art di “Black Sheep Films” che con magistrali tecniche hanno fuso la città con le attrazioni di un lunapark. Un video molto simpatico che ci mostra una sfaccettatura interessante sulle proporzioni delle cose.

L’identità perduta.


Sembra doveroso che venga a parlare anche io di ciò che è accaduto. Tranquilli non vi assillerò con i se fosse, non è questa la mia intenzione. Vorrei invece discutere sulla perdita. L’Italia, lo sappiamo, è un paese estremamente sismico, ci sono aree maggiormente colpite e aree meno compite è un fattore di probabilità nient’altro. Mirandola e Medolla non sono sono paesi che nella loro storia hanno subito grande attività sismica ma per un malaugurato caso ciò è avventuro ora. Tutte le chiese sono crollate, quasi tutti i castelli o edifici millenari sono crollati. E’ un luogo comune che in ogni città possiamo trovare la statua di Garibaldi o Mazzini, e molti storcono il naso per la loro banalità; ogni paese ha la propria chiesa; il bar, il fruttivendolo che lavora li da prima che vi ricordiate. Può sembrare patetico parlare di queste cose, ma eppure sono il fondamento dell’identità di un luogo. I luoghi sono entità complesse, a volte basta un edificio, anche abbandonato per fare un luogo, a volte serve costruire una intera metropoli. L’uomo non vive nei “paesaggi”. L’uomo vive nei luoghi, e i luoghi richiedono che vi sia del costruito, che ci sia qualcosa che li identifichi per poter essere davvero definiti tali. Castelli, forti, palazzi, chiese, tutto quello che abbiamo costruito nei secoli diventa identità; altrimenti cosa distingue una città da un’altra? …se ignoriamo posizione geografica e nomi degli abitanti? Il nostro paese è famoso nel mondo per le sue infinite identità che ogni volta, dopo un terremoto, diminuiscono. Perché il terremoto non distrugge case ed edifici distrugge identità, distrugge punti di riferimento, di conforto. Il terremoto uccide. Uccide perché le case crollano, lo sappiamo e su questo non voglio più parlare. Ma ora? Ora che la città dell’Aquila non esiste più, ora che i centri di Medolla, Mirandola, Finale Emilia, la stessa Modena, sono drammaticamente e forse irrimediabilmente danneggiati cosa facciamo? Abbiamo perso per sempre quella identità? No. Lo sappiamo bene noi e i nostri genitori e nonni, che nel ’76 abbiamo ricostruito tutto, non solo le case… ma anche l’identità perduta. Certo forse certe chiese non ci saranno più, ma ci sarà la chiesa, e certe torri non ci saranno più ma ci sarà l’orologio. L’identità si può perdere, ma ha il grande pregio che si può ricreare. Possiamo perdere tutto ciò che il terremoto può prenderci, la casa, gli oggetti, la vita, possiamo perdere noi stessi nella speranza e nella preghiera che tutto torni come prima… ma chi resta e cosa resta sarà il punto di partenza per un nuovo inizio.

30 April 2012 | Ark.inU Architecture

Citylife continua.


Il progetto Citylife continua, in una escalation di delirio cementizio, le case e i grattacieli uno per uno salgono al cielo. La nuova pietra miliare è stata raggiunga esattamente un mese fa, quando è stata getta la fondazione per la torre progettata da Arata Isozaki, 207m, 50 piani, sarà ufficialmente l’edificio più alto d’Italia. Il progetto Citylife sta facendo arrabbiare molta gente ed arricchire tant’altra, il problema fondamentale è la estrema cementificazione di Milano, tanto estrema che anche il progetto di Erzog e De Meuron per il parco dell’EXPO 2015 minaccia di trasformarsi una vastissima area parcheggio e invece di accogliere i padiglioni in mezzo all’acqua ci sarà una bella piazza. Queste rimangono ipotesi pessimistiche, perché nei fatti anche se la cementificazione è selvaggia gli edifici verranno certificati per le loro prestazioni, certo questo non giustifica la spreco di risorse e l’inquinamento prodotto da tutti i cantieri di Milano, ma è una piccolissima soddisfazione, illusoria, che possiamo prenderci… altrimenti architettura a parte… l’operazione Citylife è e rimane un delirio immobiliare.