Ark.inU blog

In Cina, la casa e la strada.

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La Cina non ci va sicuro per le leggere… in pochissimo tempo il governo ha rivoluzionato il paese creando immense infrastrutture e nuove città, alcune popolate ed altre no. Ma naturalmente questo Hausmmaniano rivoluzionamento costringe allo sfratto e demolizioni di migliaia di case, dato che come sappiamo la densità delle città cinesi è davvero elevata. Il caso più eclatante di fratto è quello colossale per realizzare la "Diga delle tre gole" il più possente e distruttivo intervento della Cina dopo la Grande Muraglia, interi villaggi e comunità spazzate via per creare l'immenso bacino di contenimento; senza considerare il meraviglioso paesaggio montuoso andato distrutto, rimasto intatto per secoli… Ma poi arriva Luo Baogen, un allevatore di anatre di 67 anni, che si rifiuta di abbandonare la sua casa sul quale terreno deve passare una nuova super strada. Ha pagato la sua casa schiera 70.000 euro e il governo gli paga un indennizzo per sfratto di 30.000, ma Luo non ci sta, il governo fa una seconda offerta aggiungendoci qualche migliaio, ma nulla Luo è saldamente ancorato in casa sua. Così i lavori iniziano, tutte le case vengono demolite… tranne quella di Luo, che ora abita in mezzo alla superstrada. La storia non è finita, il governo è deciso a demolire al sua casa e periodicamente la punzecchia con trapani e palle demolitrici….. poi…. quel che succede succede…. 

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14 November 2012 | Ark.inU Architecture

La casa come un vaso 2.

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Vediamo un'altro progetto che combina il giardinaggio con l'architettura. Si tratta della "Earth House", una abitazione privata realizzata da Nobuhiro Tsukada Architects, ovviamente in Giappone. La casa è un vero e proprio enorme vaso. La "corte interna" è in realtà un cavedio pieno di terra, come se la casa avesse pizzicato il terreno e lo trattenesse tra le sue mura. Il compito di contenere questa enorme quantità di terreno è di solide pareti in cemento armato che creano un imputo. Con questo espediente la casa può vantare un giardino in mansarda, cosa non da tutti. Un progetto ricco di sfumature interessanti, che crea possibilità inattese, come il bagno al secondo piano le quali porte finestra si aprono sul giardino. Ogni cosa è possibile, illudere e sconvolgere dei banali tabù è cosa da poco…. 

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9 November 2012 | Ark.inU Architecture

La casa come un vaso.

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Vo Trong Nghia è un architetto (dal nome impronunciabile) di origini vietnamite e formatosi in Giappone. Un suo bellissimo progetto è la "Green stacking". La casa ha una falsa facciata composta da contenitori per piante che rompono la proporzione e il ritmo dei piani, confondendo la scala dell'edificio, inoltre questo ibrido cerca di essere gentile con l'ambiente. Peccato che questa torretta-townhouse sorga in un quartiere di casupole ad non più di due livelli. Il progetto avrebbe reso molto di più se fosse stato incastrato in una città come Londra. 

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24 October 2012 | Ark.inU Architecture

9 mesi sotto la neve.

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Quando parliamo di abitare minimo pensiamo subito al Giappone, ma ormai la voglia di vivere in case modeste e dove c'è solo il necessario per sopravvivere sembra essersi diffusa ben oltre la terra del sol levante. L'esperimento di convivenza-vivere minimo-pazzia pura di due ragazzi norvegesi, Inge Wegge e Jørn Ranum, che li ha portati a vivere nove mesi sotto le nevi del circolo polare artico è diventato un bel film dal titolo "Nordfor Sola" (North of the Sun); ma come in ogni film gli architetti guardano oltre, strizzando gli occhi alla scenografia e alla fotografia. Qui in particolare ci interessa la casa che questi due ragazzi si sono costruiti. Un piccolissimo rifugio, incastrato in un avvallamento della montagna. Comprendo l'avvallamento hanno ricavato lo spazio sottostante, che chiuso con mura di pietra è diventata la loro casa per nove mesi. Non sarà la più stilistica delle architetture ma sicuramente una delle più pure. 

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11 October 2012 | Ark.inU Architecture

La casa con i buchi di Olgiati.

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A Venezia Valerio Olgiati ci ha colpito con quel monolite (che si muove in modo nauseabondo) che mostra le "muse" di diversi colleghi. Lo conosciamo per quel suo minimalismo materico, in cui è "quello di cui è fatto" che fa parlare non "chi lo ha fatto". Una estrema pulizia e una affascinante eleganza, molto austera e seria come l'architettura ci aspettiamo che sia. Questo suo edificio residenziale a Zug non tradisce la sua morale. Questa imponente stecca di appartamenti sembra essere data dalla compressione di blocchi di terra rossa giustaposti l'uno sull'altro, come fosse stata trasportata qui dal Brasile o dall'Africa sub equatoriale. La purezza brutale del cemento contrasta con la luce riflessa dalle grandi vetrate vermiglie Una costruzione così austera da non sembrare una casa ma un luogo di culto. Gli appartamenti sono tutti dotati di una grande terrazza che viene bucata da gradi ellissi perimetrati da ringhiere che sembrano "non finite". Geniale il dettaglio dei pilastri rotati di 45° in facciata che nascondono un pratico ripostiglio, essenziale in una casa che ha meno pareti che le dita si una mano. Sostanzioso, spirituale, metafisico ed elegante, queste le parole perfette per definire questa costruzione, ma che ben si adattano ad ogni opera di Olgiati. 

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[fonteimmagini:4d]

2 July 2012 | Ark.inU Architecture

La casa della motocicletta.


Il riferimento comunista è puramente casuale. Siamo, neanche a dirlo, in Giappone, a Tokyo dove è stato costruito un complesso abitativo riservato esclusivamente a motociclisti. Gli appartamenti infatti comprendono tutti un locale al piano terra esclusivo per la propria moto mentre l’appartamento del possessore si sviluppa ai piani superiori. kitsch, starete pensando, sarà sicuramente una stramberia, starete penando… invece no… il tutto è reso con squisita eleganza, in spazi ridotti tipici di Tokyo da Akiyoshi Takagi architects. Il Complesso non riempie interamente il lotto ma si arrotola su se stesso creando una corte interna che da protezione e funge da hall d’ingresso all’aperto. Le sinuosità dell’architettura si ispirano alle forme delle motociclette ma senza ovvietà, mentre le finestre a nastro lecorbuseriane danno quel senso di moderno vecchio stile tanto caro.


8 June 2012 | Ark.inU Architecture

Daeyang Gallery & house.




E’ stata inaugurata l’ultima opera dell’americano Steven Holl. SI tratta di una Casa-galleria d’arte, per un committente coreano. Come lo stesso Steven spiega durante una conferenza alla facoltà di architettura di Harvard: “…è tutto un’altra faccenda costruire case, se uno costruisce un grattacielo o un palazzo enorme non può curarne ogni minimo dettaglio. Costruendo questa casa mi sono divertito da matti, ho disegnato ogni cosa dalla maglia alla struttura è stato molto divertente”. Non era passato molto tempo dalla sua “Y house” ma evidentemente i bravi architetti sentono che possono dare il meglio di se nelle case. Perché costruire una casa deve essere la massima aspirazione dell’architetto; è nella casa come dice Holl che si vede la vera maestria, la vera genialità dell’architetto. Se guardiamo alla composizione del progetto vediamo 3 padiglioni che si affacciano su una lastra d’acqua che non è altro che il tetto della galleria sottostante. Tagli giustapposti su questa soletta fanno filtrare la luce attraverso l’acqua creando un piacevole effetto nella galleria. Decisamente interessante la rifinitura del cemento, che Holl ha già sperimentato in precedenza; viene versato in stampi rivestiti di bambù così da creare una scanalatura che spezza la luce.
[fonteimmagini:stevenholl]

La casa che non c’è.



Sou Fujimoto è uno degli astri nascenti dell’architettura giapponese. La NA house è una delle sue opere più emblematiche. La casa si compone di una serie “tavoli” accatastati, fine, ecco tutto. Il concetto di privacy giapponese è molto diverso da quella occidentale, beh, diciamo che il concetto di privacy giapponese non esiste, questo è il punto di svolta che rende l’architettura giapponese così riconoscibile nel mondo. L’architettura non si compone solo di materiali ma soprattutto di idee, di concetti, di paure… l’architettura è un riflesso delle persone. I bisogni, le paure, l’egoismo delle persone si riflettono nelle loro case. Ora chiediamoci cosa significa una casa invisibile.




TYIN, i pionieri della autocostruzione.

Lo studio norvegese TYIN tegnestue Architects, (di cui avevamo parlato qualche anno fa) oltre ad occuparsi di progetti in patria si è sempre dedicato a progetti in aree in via di sviluppo. I progetti in Thailandia, Uganda e Indonesia sono diventati non solo degli splendidi esempi si architettura per paesi in via di sviluppo, ma anche di architettura “autocostruita”, ovvero costruita non da operai ma da gli stessi clienti, con le conoscenze e le tecniche locali e nel caso non ci fossero tali tecniche lo studio prevedeva prima all’insegnamento e poi alla costruzione collettiva dell’opera. Questo è naturalmente qualcosa di estremamente significativo, che lancia una via di sviluppo controllata e sostenibile, che sarebbe giusto applicare non solo in paesi poveri. Il progetto viene realizzato passo passo con gli architetti dello studio che rivestono ogni ruolo di coordinazione e lasciano il lavoro ai cittadini e alle comunità che andranno ad usare tali costruzioni e il risultato è senza dubbio spettacolare: le biblioteche, gli edifici pubblici, le case acquistano un nuovo aspetto, certo sicuramente più “architettonico” e meno tradizionale, ma funzionale, senza considerare la cosa più importante, il senso di realizzazione che ne deriva da questa operazione; e forse ancora più importante il fatto che non ci siano soldi in circolo, perché tutto viene fatto localmente, con materiali locali, la manodopera non esiste. Forse siamo davanti alla sacra sindone dell’architettura economicamente sostenibile.








Kaboom.

Ben Grasso è un artista americano che ha fatto della sua arte una ossessione. Ben fa esplodere le case. Non veramente, ma dipinge case stanno esplodendo. Il bello delle sue opere è proprio questo non disegna casa già esplose ma case che stanno esplodendo. Gelando l’immagine in un preciso momento cattura una tensione tangibile, che crea inquietudine e disturba la mente. Le care belle case ballon-frame scoppiano come pop-corn lasciandoci interdetti. Con questo articolo si chiude la settimana dedicata ad halloween, certo, articoli strani ne pubblico tutto l’anno… ma insomma… beh… buon halloween!