Ark.inU blog

18 June 2012 | Ark.inU Design

Supersize design.


SANAA, il duo giapponese Sejima e Nishizawa ha realizzato pochissimi pezzi di design, se non uno di iconico: la “bunny chair” famosa perché nella biennale della Sejima metà arsenale era pieno di queste sedute. Ma qui nasce l’inghippo. La bunny, è una sedia che ha delle misure molto ridotte, infatti è basata sulle proporzioni delle persone asiatiche, più minute delle occidentali come sappiamo. La sedia dunque non è pensata per persone di una certa stazza. Ecco dunque che la nostra seduta giapponese diventa americana raddoppiando le proprie misure. La bunny wide, è diventata parte della produzione di Murani, la ditta che produce anche la bunny original e per bambini. Come sappiamo il problema dell’obesità sempre più crescente è davvero una piaga per il mondo capitalista, per il quale i consumi sono l’unico modo per avere piacere e soddisfazione, l’obesità dunque è nella maggior parte dei casi indice di un malessere psicologico e non fisico, che spinge le persone a rintanarsi nel cibo in cui vedono una via di salvezza. Purtroppo anche il design si deve accostare a questi problemi, in quanto è il suo scopo risolverli.

L’identità perduta.


Sembra doveroso che venga a parlare anche io di ciò che è accaduto. Tranquilli non vi assillerò con i se fosse, non è questa la mia intenzione. Vorrei invece discutere sulla perdita. L’Italia, lo sappiamo, è un paese estremamente sismico, ci sono aree maggiormente colpite e aree meno compite è un fattore di probabilità nient’altro. Mirandola e Medolla non sono sono paesi che nella loro storia hanno subito grande attività sismica ma per un malaugurato caso ciò è avventuro ora. Tutte le chiese sono crollate, quasi tutti i castelli o edifici millenari sono crollati. E’ un luogo comune che in ogni città possiamo trovare la statua di Garibaldi o Mazzini, e molti storcono il naso per la loro banalità; ogni paese ha la propria chiesa; il bar, il fruttivendolo che lavora li da prima che vi ricordiate. Può sembrare patetico parlare di queste cose, ma eppure sono il fondamento dell’identità di un luogo. I luoghi sono entità complesse, a volte basta un edificio, anche abbandonato per fare un luogo, a volte serve costruire una intera metropoli. L’uomo non vive nei “paesaggi”. L’uomo vive nei luoghi, e i luoghi richiedono che vi sia del costruito, che ci sia qualcosa che li identifichi per poter essere davvero definiti tali. Castelli, forti, palazzi, chiese, tutto quello che abbiamo costruito nei secoli diventa identità; altrimenti cosa distingue una città da un’altra? …se ignoriamo posizione geografica e nomi degli abitanti? Il nostro paese è famoso nel mondo per le sue infinite identità che ogni volta, dopo un terremoto, diminuiscono. Perché il terremoto non distrugge case ed edifici distrugge identità, distrugge punti di riferimento, di conforto. Il terremoto uccide. Uccide perché le case crollano, lo sappiamo e su questo non voglio più parlare. Ma ora? Ora che la città dell’Aquila non esiste più, ora che i centri di Medolla, Mirandola, Finale Emilia, la stessa Modena, sono drammaticamente e forse irrimediabilmente danneggiati cosa facciamo? Abbiamo perso per sempre quella identità? No. Lo sappiamo bene noi e i nostri genitori e nonni, che nel ’76 abbiamo ricostruito tutto, non solo le case… ma anche l’identità perduta. Certo forse certe chiese non ci saranno più, ma ci sarà la chiesa, e certe torri non ci saranno più ma ci sarà l’orologio. L’identità si può perdere, ma ha il grande pregio che si può ricreare. Possiamo perdere tutto ciò che il terremoto può prenderci, la casa, gli oggetti, la vita, possiamo perdere noi stessi nella speranza e nella preghiera che tutto torni come prima… ma chi resta e cosa resta sarà il punto di partenza per un nuovo inizio.

28 May 2012 | Ark.inU Design

Comic Sans révolution.

Se Helvetica è il font più amato dai designer Comic Sans è sicuramente il più odiato. Sarà per il fatto che sembra scritto a mano, o forse perché è impossibile usarlo per scrivere in modo ordinato, o semplicemente, dato il nome, perché fa ridere… sta di fatto che il famigerato Comic Sans è usatissimo da chi non si intende molto di grafica e odiatissimo dai professionisti del settore. Ma vi siete mai chiesti come sarebbero i loghi più famosi dei nostri tempi se fossero stati fatti con Comic Sans?… e come cambierebbe l’immagine di una compagnia se ad un certo punto usasse proprio quel font come carattere ufficiale… beh in rete si possono trovare tutte le risposte… qualcosa per convincersi che anche le piccolissime scelte e insignificanti dettagli fanno una enorme differenza!!!









Unfinisched Italy.

Ah! il Bel Paese! Qui risiedono le arti tutte, il buon cibo, la culla della cultura. Vero; ma l’Italia è anche la Mecca dell’incompiuto. In questo paese si costruiscono case in località da favola, come le sponde di un vulcano o uno scoglio, la vista è sicuramente impagabile. Si costruiscono grattacieli o casermoni mostruosi in riva al mare, che giustamente si sono guadagnati la nomea di “Ecomostri” e che vengono costruiti senza alcuna nozione architettonica e ingegneria e quindi pieni di falle e problemi… e poi se ne butti giù uno di questi aborti, devi pure pagare milioni di euro di danni al costruttore… sempre di dubbia provenienza. La maggior parte di queste opere insulse rimangono incompiute ovviamente, impossibili da completare e impossibili da abitare. Palazzi, villaggi turistici, case private, infrastrutture di ogni sorta, addirittura intere cittadine a volte; come è successo in Sicilia a Giarre, dove una intera cittadina dello sport con tanto di anfiteatro e piscina olimpica di 10cm più corta della norma, è diventata il primo “Parco dell’incompiuto” che è possibile visitare per accrescere la propria vergogna. L’Italia con la varicella che vedete sopra è la mappa delle opere incompiute sul territorio… ma sicuramente va aggiornata.

“Unfinisched Italy” di Benoit Felici è un documentario eccezionale, pluri-premiato, che ci fa capire più da vicino cosa significa vivere con e nell’incompiuto. Per vedere il film potete comprare il DVD online ( o cercare un link in streaming, che però sono rari) . Una piaga enorme, uno spreco colossale di materiali, di energia… mafia, sindaci corrotti, comuni in rosso, aziende fallite… una escalation di cause ha provocato quella che oggi è la peggiore cicatrice visibile sul volto dell’Italia.

1 March 2012 | Ark.inU Design

Talk to your kids about art school.




“Talk to your kids about art school” è la geniale campagna pubblicitaria realizzata da Team Detroit per il College for Creative Studies di Detroit. La pubblicità è incentrata su i genitori che parlano ai figli dell’arte, come se stessero rimproverandoli per fare uso di droga o aver rubato… il concetto è semplice; attorno allo studio delle materie creative c’è ancora immensa ignoranza e presunzione. Personalmente conosco molte persone che sono state obbligate a seguire studi diversi da quelli artistici per volere dei propri genitori e credo fermamente che obbligare una persona su un percorso di vita che non le si addice è il modo migliore per devastarla, lasciandone solamente il corpo senza alcuna energia. La possibilità di scegliere il proprio futuro deve essere data liberamente, sebbene magari a 20 anni non sia ancora precisamente chiara la strada, deve esserci anche la libertà di errare e così prendere coscienza. Sono convinto che questo discorso è molto caro a diverse persone che hanno studiato architettura o design, perché sebbene sia ritenuta un materia artistica remunerativa, in questi anni il settore è talmente saturo che ormai i genitori comincia a dire ai propri figli: “… ho trovato un libretto dello IUAV in camera tua… dobbiamo parlare”… E’ ovvio che tutto ciò si fa per un lavoro, ma chi intraprende strade come l’architettura, il design, la pubblicità ecc… non potrà mai fare solo un lavoro perché sarà obbligato sempre a fare arte. Lasciate che le persone studino liberamente ciò che vogliono… alla peggio poi… saranno degli ottimi clochards, ma almeno avranno potuto nutrire la propria mente con il cibo che preferivano.

13 February 2012 | Ark.inU Design

Top Ten – I prodotti peggiori di sempre.

Torna la rubrica Top Ten, e questa volta vediamo i 10 prodotti peggiori di sempre secondo il web. Il designer deve molto spesso pensare che i suoi prodotti anche se innovativi possono creare delle “anomalie”, una sorta di cortocircuito della vita delle persone. Pensare a nuovi prodotti non significa limitarsi ad un sono aspetto importante, come il costo, o la velocità di produzione, o il guadagno che possiamo trarci, ma bisogna esaminare il prodotto in tutte le sue direzioni e possibili mutazioni. Su un paio di prodotti ho dei ripensamenti ma vedete voi…

10 – I piatti di plastica:

I piatti di plastica sono indubbiamente una piaga per l’umanità. Altamente inquinanti e durevoli. Il continuo usa e getta provoca un effetto infinito: produzione, consumi, inquinamento. Il perfetto esempio di design non sostenibile.

9 – Le lamette usa e getta:

Le lamette usa e getta sono l’esempio di un buon design diventato cattivo. Nate come rivoluzione per l’uomo moderno, la compagnia che le creò ne detiene praticamente il monopolio. Anche qui lo spreco è il fattore principale del mal funzionamento del prodotto. Possiamo poi considerare che sebbene il costo sia basso non è proporzionale al valore effettivo del prodotto, che in quanto usa e getta, rimane un prodotto scadente alla base della piramide di uguali prodotti che svolgono maglio lo stesso compito. Problema secondario: per non comprarne altre gli uomini molto spesso le riusano, violando quel contratto tacito del prodotto usa e getta e dato che il prodotto non è pensato per il riutilizzo posso crearsi complicazioni, anche sanitarie.

8 – Prodotti per la dieta:

I prodotti per la dieta sono l’esempio perfetto di prodotto che nasce solo per il guadagno. In realtà certi prodotti funzionano, bruciano davvero la massa grassa, ma non rivelano che per funzionare devono essere incrementati con altre attività e diete. Risultano quindi un prodotto ingannevole. Inducendo i consumatore a pensare di aver trovato una via contro l’obesità. Inoltre è provato che questi prodotti hanno enormi effetti collaterali sulla salute.

7 – Sciroppi per la tosse:

Su questo prodotto potremmo parlare di ore. Ma in soldoni, esistono centinaia di tipi di sciroppi per la tosse, ma non stiamo considerando quelli effettivamente contenenti medicinali, ma quelli che sono semplicemente degli infusi, o appunto sciroppi emollienti per la tosse. Questi non sono medicinali ma sono prodotti omeopatici. Sebbene il nostro organismo reagisca meglio a prodotti omeopatici che molto spesso non hanno effetti collaterali, il costo di questi prodotti è esorbitante e se consideriamo che è stato provato che un cucchiaio di miele è efficace come il 90% di questi sciroppi… un po’ ci girano anche.

6 – I libri fai da te.

Non intendiamo i libri per il fai da te, ma tutta quella progenie di manuali e volumi che sostituiscono medici, costruttori, psichiatri ecc. Ora io personalmente non sono molto d’accordo con questo. Trovo che tutto ciò che aiuti la mente sia produttivo, ma nella lista dei prodotti ingannevoli ci sono anche questi libri e quindi eccoli. Come detto questi libri sono un esempio di prodotto ingannevole, predicano di avere una soluzione ad un tuo problema ma in realtà molto spesso presentano solamente casi banali che non rispondono per nulla alle esigente del consumatore. Il web è molto più duro di me su questo argomento, ma se vogliamo fare un paragone… facciamo lo stesso proprio con internet… no?

5 – Sonniferi per bambini.

Non serve dire molto. Nella civiltà moderna i bambini super eccitati dalla tecnologia, che non sfogano più la loro energia ecc. … fanno fatica a dormire…. come un genitore moderno risolve il problema? Con un sonnifero!. Ma il sonnifero è un medicinale inconsciamente potente con una buona dose di suggestione… si indubbiamente servono, ma su un bambino sono decisamente inutili, creano semplicemente una assuefazione malsana per un giovane. La dipendenza da un prodotto è ciò che sognano tutti i produttori, quindi meglio iniziare da piccoli.

4 – Il forno a micro onde:

E’ si… anche lui. Il forno a micro onde è stato una delle incredibili invenzioni dell’uomo. Ma molti reputano che dovesse restare un prodotto di nicchia e non diffondersi con una tale vastità. L’utilità del prodotto è indubbia, quello che gli si contesta è di creare un meccanismo di consumo. Se posso cucinare in 4 minuti perché devo mettermi ai fornelli, ma per non mettermi ai fornelli devo comprare pronto ciò che voglio, vado al supermercato e trovo decine e decine di prodotti appositi per il micro onde, che costano poco, e che vengono con un quantitativo di plastica, polistirolo, cartone, che andrà tutto gettato. Insomma, il micro onde è estremamente utile, ma non è un design sostenibile, ed ora che la sostenibilità è diventata il criterio fondamentale di un buon design, il caro vecchio forno a micro onde che qualche anno fa probabilmente non era in questa classifica, oggi si ritrova quasi sul podio.

3 – Come visto in Tv:

Meritatissimo e modesto terzo posto spetta alla categoria di prodotti “Come visto in Tv” ovvero quei prodotti che si comprano su catalogo per corrispondenza o nelle televendite. Insomma che dire… prima di tutto possiamo dire che tutti questi prodotti cercano in realtà di essere buon design, perché cercano di risolvere problemi alle persone. Purtroppo di tratta principalmente di prototipi, non accuratamente sviluppati che vengono prodotti prima del tempo per avere un guadagno istantaneo su un prodotto all’apparenza geniale. In realtà non è così. Un design non propriamente sviluppato è un cattivo design e non potrà in nessun modo diventare utile o funzionale nel corso del suo utilizzo. Questi prodotti rispondono solo all’utilità, ma deficendo molto spesso… non sono sostenibili e il costo non è proporzionale al guadagno.

2 – Cerali per la colazione:

Si è vero, fanno male. Forse si correlano alla numero 5. Ma questo secondo posto per i cereali zuccherati lo trovo deludente. La motivazione del web è che si tratta di un design buono diventato cattivo, perché i cereali fanno bene ma riempirli di zucchero no. Lo zucchero raffinato crea dipendenza e trattandosi di un prodotto che viene consumato giornalmente è decisamente una situazione insalubre… si è vero… ma io averi messo altro al secondo posto.

E AL PRIMO POSTO DELLA TOP TEN PER I PEGGIORI PRODOTTI DI SEMPRE……

1 – Le bottiglie di platica:

Già. Questo è un tema che in questo paese sentiamo caro. l’acqua è un bene universale eppure viene imbottigliata nella plastica e venduta. Si tratta visto in certi termini di un oligopolio. Per diversi fattori questo è un cattivo design, anch’esso non è sostenibile, anche qui il guadagno è immensamente sproporzionato al costo ed inoltre non è utile, ma è un prodotto decisamente inutile. In questo mi sento colpevole perché ormai anch’io assuefatto ad una sola marca d’acqua… cosa orribile da dire. Effettivamente il mercato dell’acqua in bottiglia è il peggiore esempio di design di sempre.

26 January 2012 | Ark.inU News

Il nuovo hotel di Scientology.

Pardon, la nuova chiesa di Scientology, si trova in Florida a Clearwater. Si tratta di un edificio da 145 milioni di dollari, contenete 889 camere, due musei, una sala mensa da 1400 posti, una pista in-door, e molte sale per accrescere le abilità soprannaturali degli adepti, sale per la meditazione, sale anti-gravità e molto altro. Lo squallore di cosa posso fare i soldi delle persone stupide toglie davvero il fiato. Gli interni sono lussuosamente decorati con marmi e ornati di statue raffiguranti i credo della religione. Nell’ hotel-chiesa ci sono anche le suite ovviamente, dedicate agli adepti più illustri come Tom Cruise e John Travolta. Povero John è andato fuori di testa da quando a perso il figlio, rifugiandosi in questo mondo di predicatori-strozzini. Purtroppo tutto questo è frutto dell’ignoranza e della paura, che porta l’uomo a volere certezze e cercare risposte, inducendo altri uomini più furbi ad approfittarsene… ma poi… è sempre stato così dall’inizio dei tempi….




Tatuaggi d’architettura.

Forse avete anche voi il dubbio amletico. Farsi o non farsi un tatuaggio?… beh esistono fari pro e contro, sta di fatto però che i tatuaggi non sono semplicemente un vezzo o una via per trasgredire, sono un’impronta culturale derivata dai nostri antenati che li usavano per decorare la palle, così da intimidire i nemici o le prede (esattamente quello che fanno certi animali con colorazioni variopinte) o semplicemente per definirsi parte di una tribù. Il tatuaggio quindi, preso con serietà, può diventare un forte mezzo espressione imprimendo qualcosa sulla pelle, niente di nuovo insomma, ma nel tempo questa pratica è diventata più comune. Oggi tutti possono permettersi un tatuaggio e se ne vedono di totalmente assurdi purtroppo. Oggi vediamo una serie di tatuaggi “architettonici”, persone con dettagli tecnici sul polpaccio o una Barcellona di Mies sulla mano. Io personalmente li apprezzo. Cosa esprimono questi tatuaggi?… che i groupie esistono anche nel nostro campo!





La conoscenza in fiamme.


Le notizie sono molte e molto spesso si predilige passarne una bella per una orribile, ma purtroppo non si possono chiudere gli occhi davanti certi avvenimenti. Durante le rivolte in Egitto, il 18 dicembre scorso, le molotov hanno colpito anche La biblioteca dell’Istituto d’Egitto, formato da Napoleone nel 1798. L’edificio conteneva 200.000 volumi rari e unici sul pianeta. La perdita, ha dichiarato il ministro della cultura egiziano, è immensa, l’intera umanità ha perso una parte della sua conoscenza scientifica, una ferita difficile da rimarginare, per il mondo intero ma soprattutto per l’Egitto in particolare. I rivoluzionari ora cercano di salvare il possibile, sperando che le tecniche avanzate di restauro che ora abbiamo possano restituirci almeno parte del patrimonio immenso che abbiamo perso. Purtroppo anche questo è il prezzo della libertà.

21 December 2011 | Ark.inU Architecture

Riflessione su Kim Jong-li.


Quest’anno sono mancate molte persone, oltre al milione circa, di persone che muoiono ogni giorno. In particolare sono mancate e persone che non hanno lasciato al mondo molto, se non tanto dolore, Bin Landen, Mu’ammar Gheddafi e per ultimo il dittatore della Corea del Nord, Kim Jong li. La riflessione che vi propongo riguarda l’impronta che queste persone anno lasciato, perché è vero che non hanno lasciato al mondo nulla in termini di quasi bigotti, ma in realtà la loro impronta sul pianeta è bella grossa e fin troppo visibile. Se Bin Laden, come ci insegna la storia, ha cambiato volto alla città più famosa del mondo, anche il Mu’ammar ha cambiato volto all’Africa, sventrandola con tagli hausmanniniani per la costruzione di canali e viadotti, e così anche il piccoletto con gli occhiali di Fendi. Kim Jong li, oltre ad imporre un regime tra i più duri della storia, ha completamente plasmato il suo paese a sua immagine e somiglianza. L’architettura e i regimi sono stati sempre molto correlati, questo può piacere o no, è un fatto; infatti esistono numerosi testi che illustrato e raccontano le storie di come l’architettura ha aiutato a costruire l’immagine dei regimi. Senza andare molto lontano guardiamo il nostro paese, che ha avuto una delle dittature più famose della storia. Le architetture fasciste sono caratterizzate da due fattori principalmente: la “grandur”, ovvero le dimensioni degli edifici, che devono essere imponenti per dare l’idea di sovrastare l’uomo, simboleggiando il governo; secondo fattore è uniformità, tutti gli edifici dove si lavora o si vive sono tutti ugualmente allo stesso livello, solamente gli edifici del “popolo” sono largamente riccamente ornati, simboleggiando il “potere buono” del governo. Mettiamoci anche il discorso della divisa, di cui si parlava lunedì, tanta violenza fisica e mentale, nessun diritto, ed ecco una dittatura. Ora la gente piange per la scomparsa del suo leader…. purtroppo la sindrome di stoccolma è molto brutta.