Partendo dall’esempio della “School handmade” di Anna Heringer & Eike Roswag realizzata in Bangladesh, vorrei parlare dell’architettura senza renderings, dell’architettura contenuta, dell’architettura fatta con materiali adatti a essere chiamati ecologici. Quando si deve progettare con un sistema costruttivo che stiamo dimenticando o che non conoscevamo cade uno dei principi fondamentali della progettazione. . . la firmitas. . . dobbiamo studiare, capire e poi interpretare un metodo che molto probabilmente con l’idea di costruire -nel senso contemporaneo- poco centra; l’architettura è sempre stata la più alto borghese delle arti. . . insomma i pittori sapevano trasgredire, gli scultori non ne parliamo. . . ma salvo pochi casi forse – vedi i mega sigaroni di Mies- , l’architetto si è sempre più convinto che il costruire diventasse piano piano sempre più un’arte nobile. . . che doveva evolvere secondo i crismi dell’evoluzione della tecnologia. . . e fin qui non saprei come ribattere. Sta di fatto però che si è cominciato a perdere un contatto diretto, la commissione di diversi progetti e il molto lavoro – se c’è – costringono i professionisti anche non pluri-premiati a non concedersi più il piacere di costruire. . . qui poi entrano anche in campo centinaia di ragioni economico-politico-burocratiche. . . come sempre; ma secondo me al vero architetto manca un pò la gioia di giocare con la terra, Wright ogni tanto lo faceva. . . ma lui abitava nel deserto di terra ne aveva. . .
Ps: con questo articolo inauguriamo due tags- Natura e Costruire, perchè meglio riparlarne.


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